L’uomo scrive

Perché l’uomo scrive? Perché ad alcune persone viene l’irrefrenabile istinto di sfogare sulla carta i suoi più segreti tiramenti?

Affascinante pensare al funzionamento diversissimo dei cervelli umani. Credo che per molti ci sia il bisogno, quasi la necessità, di esprimere sentimenti che altrimenti li divorerebbero all’interno lasciandoli preda di isterie sconosciute per tutti gli altri. Probabilmente il problema deriva da una difficoltà di comunicazione: non riuscendo ad essere completamente se stesso nel rapporto con gli altri, l’uomo esterna la sua vera natura in un modo indolore. Un modo che può consentirgli l’anonimato, ma soprattutto non lo mette in diretto contatto con le reazioni dell’interlocutore.

È il carattere dunque la causa scatenante? È la poca considerazione di se? O forse è solo la timidezza? Probabilmente tutto questo insieme…

Ma come si spiega allora il fatto che non tutti gli scrittori della storia fossero dei pazzi introversi e pessimisti?

Forse gli scrittori di romanzi di fantascienza e avventura derivano le loro opere solo dalla feconda fantasia che li guida, forse i saggisti compongono solo per il bisogno inarrestabile di esternare la propria cultura, ma più probabilmente tutti loro sono accumunati da un tipo di mentalità tutta particolare che li porta spesso a discutere soli con il proprio cervello. Solo così mi posso spiegare le lunghe ore soli con una penna e l’amato e odiato foglio bianco: solo così mi spiego il dispendio di tempo nel comporre opere che nessuna certezza può definire in partenza come ‘piacevoli‘. Non venitemi a raccontare delle questioni economiche: nessuno scrittore alla prima opera è sicuro del successo che otterrà. Quando si scrive, lo si fa prima di tutto per se stessi e nessun uomo di media cultura, bello ed estroverso si sognerebbe mai di perdere il tempo che potrebbe occupare con donne, lavoro o hobby certamente più facili.

Difficile scrivere. Ancora di più cercare di spiegarne i motivi. Un bravo psicologo può fornire risposte più esaurienti rispetto ai miei velleitari tentativi, ma non potrà mai togliermi l’idea che scrivere sia il miglior modo per parlare con se stessi e poi, eventualmente, con gli altri.

Non so perché ho scritto queste quattro banalissime cazzate, ma mi andava e sono solo io a pilotare la mia penna, per cui, invece di criticare, andate a leggere qualcosa di più interessante se vi pare. Se invece mi avete apprezzato vuol dire che siete malati molto più di me (cosa che ritengo quasi impossibile)…

Non so neanche perché sto tirando così in lungo questo assurdo dialogo con degli inesistenti lettori che mai leggeranno queste righe. Però mi sto divertendo a prendermi gioco della mia stessa pazzia che invece di preoccuparmi, mi fa ridere.

Rido di me. Interessante… Il dottor S. avrebbe certamente qualcosa da ridire, ma non accetterò mai le critiche di uno che ha infranto così sfacciatamente il segreto professionale!

Sto degenerando quindi direi che questo assurdo passatempo possa dirsi concluso. Ora.

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