Un’altra speranza demolita

“Ooh! Finalmente l’han tirato giù!!”

Questo è quello che la maggior parte dei cittadini avrà pensato lo scorso mese di aprile, vedendo le ruspe fare avanti indietro nel Parco del Volontariato e della Protezione Civile per portare a termine la demolizione dell’Anfiteatro di Molinella.

Si, perché questa enigmatica struttura non solo non è mai stata utilizzata, ma nessun molinellese è mai nemmeno riuscito a comprenderne la funzione: per quasi tutti è stato solo il simbolo più visibile di un certo modo di sprecare il denaro pubblico.

Nei giovani di questa comunità però, la demolizione dell’Anfiteatro ha scatenato sentimenti ben più contrastanti: da un lato il sollievo per lo sblocco di una situazione imbarazzante, cioè il decadimento di una struttura pubblica che non riceveva più interventi di manutenzione ed era abbandonata a se stessa, dall’altra il profondo dispiacere per la perdita di un luogo che molti di noi consideravano una seconda casa.

Proprio così: perchè questo – ormai ex – aborto architettonico è stato per molti anni il luogo di ritrovo più importante di un folto gruppo di adolescenti di Molinella, che ne avevano fatto lo spazio dove scambiarsi esperienze, intrecciare amicizie e praticare attività sportive non competitive.   La mancanza di alternative valide a punti di ritrovo legati a ideologie condizionanti, come l’Oratorio, o locali privati dove si è implicitamente tenuti a spendere i propri (pochi) soldi, fece sì che noi vedessimo nell’Anfiteatro il luogo ideale dove vivere la nostra adolescenza senza influenze e senza nessuno a cui rendere conto.   Forse fu una stagione confusa, un po’anarchica e un tantino strafottente, ma nessuno può permettersi di dire che non sia stata viva e portatrice di significati e istanze che sono ancor oggi attuali.

La cosa più grave non sta quindi nella recente decisione di abbattere un edificio fatiscente il cui destino era già segnato, ma nel fatto che l’Amministrazione eletta nel 2004 non abbia voluto imparare nulla da quell’esperienza e che, a ben tre (3) anni dalla messa in quarantena dell’Anfiteatro, non sia riuscita a capire che quello che Molinella ancora aspetta sono soluzioni strutturali e durature alla richiesta di partecipazione culturale e sociale dei giovani.

Altri Comuni emiliani non certo più ricchi o più popolosi di Molinella, come ad esempio i comuni di Pianoro Nuovo, Budrio, Portomaggiore e Argenta, hanno costruito strutture polifunzionali di supporto alla creatività e alla consapevolezza civile dei loro giovani oppure hanno concesso spazi per la realizzazione di skate-park (cosa che noi da anni proponiamo alle varie amministrazioni). Molinella, invece, rimane completamente al palo o si fa promotrice di impianti futuristici, come il Cinema-Teatro, che vedrà i giovani nella solita veste di consumatori o, come è più probabile, non li vedrà affatto.

Il gruppo che oggi, impropriamente, noi rappresentiamo, aveva in qualche modo proposto un percorso, ma la chiusura totale che questa Amministrazione ha dimostrato nelle politiche giovanili si è riproposta anche in quell’occasione.  Solo pochi mesi fa, infatti, l’Associazione L’aquila Signorina, che ci aveva ospitati dal 2006 nei propri locali di Guarda, è stata cacciata anzitempo dal Comune (e noi con loro) e stiamo ancora aspettando che i promessi ‘lavori di insonorizzazione’ e di ‘costruzione di sale prove per i gruppi musicali’ prendano il via in quel di Guarda.

La situazione, dunque, si ripete e a pagarne il prezzo siamo sempre noi: evidentemente che un gruppo di giovani si ritrovi in un luogo pubblico in cui non può essere controllato non piace a questa Amministrazione, che preferisce i ragazzi in mezzo ad una strada o seduti passivamente a consumare.

Sembra sia una tradizione tipica di Molinella quella delle politiche giovanili pensate e attuate da persone che reagiscono ai problemi nascondendoli, buttandoli fuori dalla porta o abbattendoli invece di affrontarli per risolverli.

Un’ Amministrazione comunale che voglia davvero risolvere i problemi dovrebbe invece tenere presente che l’accoglienza delle istanze giovanili è uno dei problemi che prioritariamente esse dovrebbero affrontare, perchè riguardano da vicino la capacità di un territorio non solo di attrarre, ma anche di trattenere nuovi residenti, di legare a sé le intelligenze dei cittadini adulti di domani.   Bisogna saper comprendere che è molto spesso nel gruppo dei pari e non soltanto nella famiglia, che i ragazzi crescono emotivamente e che favorire il costituirsi di situazioni positive, magari nel segno di una parziale autogestione, può aiutare a renderli più responsabili e ad evitare l’alimentarsi delle forme di disagio a noi tutti ben note.

(“Un’altra speranza demolita”: articolo pubblicato sul periodico d’informazione “La Mulinela” N°2/2007)

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