Tragedia a Sepang, muore Marco Simoncelli

Il Gran Premio di Malesia era inziato come tanti altri. Erano le 10 del mattino in Italia e tutti gli appassionati di motociclismo erano davanti alla televisione, sperando di vedere una corsa appassionante.

Al primo giro i piloti erano tutti in gruppo e la regia subito si era staccata dalle prime posizioni per seguire la rimonta di Valentino Rossi e soprattutto il duello a colpi di sorpassi fra la Suzuki di Alvaro Bautista e la Honda di Marco Simoncelli. Uno scambio di posizioni emozionante, fin dalle prime battute della gara, che si annunciava molto combattuta. Ma il dramma purtroppo era dietro l’angolo. La telecamera che seguiva Valentino Rossi ed Colin Edwards ha improvvisamente mostrato la moto di Simoncelli con lo sfortunato pilota aggrappato a stento sul fianco destro, tagliare la pista in maniera anomala. I due piloti che lo seguivano, due fra i più esperti dell’intero Motomondiale, non hanno potuto fare nulla: lo schianto è stato inevitabile. E’ stato un attimo, poi le telecamere hanno seguito il percorso fuori pista di Valentino che, riuscito a non cadere nonostante il violento impatto, ha proseguito la sua corsa fino ai box. Le immagini volutamente non sono più tornate sul pilota, esanime al centro del tracciato senza più il casco addosso, ma fin dall’inizio è stata chiara la gravità dell’incidente. La visione del casco del pilota romagnolo che rotolava in mezzo ai rottami delle moto coinvolte nell’incidente ha raggelato il sangue del mondo intero in un istante.

La corsa ovviamente è stata subito interrotta, poi cancellata. Le immagini delle telecamere, che indiscrete scrutano il dolore di piloti, tecnici ed amici di Marco Simoncelli hanno accompagnato quella che sicuramente è stata la più difficile telecronaca della vita di Guido Meda. Una serie di replay hanno poi svelano in parte la dinamica dell’incidente, ma più che le considerazioni tecniche, sono stati l’incertezza e il dolore a farla da padroni nei minuti successivi allo scontro. Poi, verso le 11 ora italiana, l’ingrato compito di dare ufficialità alla notizia della morte del giovane pilota, è toccata a Paolo Beltramo, un grande amico di Marco, prima che un giornalista sportivo.

Da quel momento ci sono state solo le lacrime e la rabbia per la vita di un ragazzo di 24 anni, strappata ai suoi cari, agli amici e ai fans decisamente troppo presto.

Marco Simoncelli era un vero campione, oltre che un ragazzo dalla straordinaria simpatia e semplicità. Nel 2002 si laurea Campione Europeo 125cc e proprio nello stesso anno fa il suo esordio nel Motomondiale. La prima vittoria arriva nel 2004, in Spagna, ma è fisicamente troppo grande per essere competitivo in 125, quindi passa in 250, dove ottiene la prima vittoria nel 2008, anno in cui conquisterà il Titolo Mondiale, facendo suoi ben 6 Gran Premi. Nel 2009, come regalo da parte di Aprilia, prende parte al Round di Imola del Mondiale Superbike, in sostituzione del pilota ufficiale Nakano, infortunato. Su una moto mai provata prima ed un circuito che non conosce, riesce a piazzarsi terzo in Gara-2, precedendo anche il ben più esperto compagno di squadra Max Biaggi. Nel 2010 lo sbarco in MotoGp, con la Honda ed appena due settimane fa il miglior piazzamento nella Classe Regina: secondo posto nel Gp d’Australia dietro solo al Campione del Mondo Casey Stoner. La sua carriera di pilota è stata infine bruscamente interrotta il 23 Ottobre 2011 nel modo più atroce possibile, sulla stessa pista malese di Sepang dove si laureò Campione del Mondo nel 2008, dopo 14 vittorie e 31 podi.

Oltre alla famiglia e agli amici, un oggi un pensiero va al Team Gresini, che la sorte ha voluto protagonista impotente di un’altra tragedia, dopo quella Kato nel 2003. Un abbraccio va anche a Colin Edwards e Valentino Rossi, che ora vivono il dramma atroce di essere stati coinvolti nell’incidente in cui ha perso la vita un grande amico. A noi spettatori rimane la tristezza di aver perso un ragazzo straordinario ed un grande campione, che non ringrazieremo mai abbastanza per le grandi emozioni che ci ha regalato in pista con la sua guida aggressiva e per le risate che ci ha strappato con la sua simpatia. GRAZIE MARCO.

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