Siamo stati a Seattle nell’estate del 2025. Abbiamo usato la città come base di partenza e di arrivo del nostro viaggio on the road per il Pacific North West e il l’interno del North West degli Stati Uniti. Avevamo molte aspettative sulla città e in effetti ci è piaciuta moltissimo.
Il diario dei nostri giorni a Seattle
Siamo stati in città per poco più di quattro giorni: metà dei quali all’arrivo e metà al rietro dal road trip. In questo articolo segnaliamo le cose che abbiamo visto in città e che secondo noi vale assolutamente la pena segnalare.
Giorno 1: l’arrivo in città
Siamo atterrati alle due del pomeriggio all’aereoporto internazionale Seattle-Tacoma, che si trova poco a sud della città. Il controllo doganale ha preso un po’ di tempo, ma comunque meno rispetto alle file interminabili che abbiamo fatto in città come Los Angeles, New York o Chicago (il record probabilmente continua ad appartenere a Chicago…).
Espletati tutti i controlli e dopo aver capito un po’ a fatica come raggiungere l’uscita, un bus ci ha portato alla zona dei noleggi auto, dove AVIS, per non so quale problema informatico, ci ha fatto attendere un bel po’, prima di darci la macchina che avevamo prenotato mesi prima.
Una metropoli sull’acqua
Già dall’aereo avevamo notato come i sobborghi fossero sterminati e in effetti anche in macchina, si nota come siano molto estesi. Seattle città ha meno di 800.000 abitanti, ma se si estende il conto a tutta l’area metropolitana, la popolazione sale a oltre 4 milioni.
Dove non ci sono case, la vegetazione è incredibilmente rigogliosa: moltissimi pini, ovviamente, ma anche tanti tanti fiori spontanei e non. Segno evidente che il clima umido di queste parti è particolarmente favorevole.
Natura e demografia a parte, qual è la prima cosa che notiamo di Seattle? Il traffico. Sembrerà una battuta, ma non lo è. Più ci avviciniamo alla città e più l’autostrada si intasa. Il problema? Uno temporaneo: lavori in corso. E uno strutturale: per come è fatta la città, stretta fra l’acqua da ogni parte, qui non è fisicamente possibile costruire una delle loro famose autostrade a 6 o 7 corsie. Semplicemente non ci stà. Quando si passa per downtown, gli spazi sono più angusti rispetto alle classiche città americane. Può in un certo senso ricordare San Francisco, costruita su una penisola e quindi con spazio limitato. Seattle non è una penisola, ma la baia da un lato e il lago dall’altra, la costringono in una sottile lingua di terra ultra-densamente urbanizzata.
Hamilton Viewpoint Park a West Seattle
La prima tappa che facciamo in città è Hamilton Viewpoint Park, a West Seattle, per vedere lo skyline della città dalla baia. La Baia di Elliott forma un golfo proprio di fronte a downtown Seattle e West Seattle è nella punta sud di questo golfo. Questo consente una splendida vista dello skyline della città.
Fremont: il quartiere più eccentrico e alternativo di Seattle
Dato che il fuso orario si fa sentire, decidiamo di saltare downtown e di dirigerci verso Green Lake, il quartiere poco più a nord dove abbiamo prenotato il nostro B&B per le prossime due notti. Dato che è di strada però, ci fermiamo prima a Fremont, zona di cui siamo molto curiosi.
Fremont è uno dei quartieri più eccentrici e creativi di Seattle, con un’identità che gioca volutamente tra ironia e spirito alternativo. Lo spirito ironico e fuori dagli schemi del quartiere: un mix di arte pubblica, provocazione e gioco collettivo.
Il Fremont Troll
Il Troll di Fremont si trova sotto l’Aurora Bridge (George Washington Memorial Bridge) e quando ne avevamo sentito parlare mentre cercavamo cose curiose da vedere in città, abbiamo capito che non potevamo lasciarcelo sfuggire.
È una gigantesca scultura in cemento armato, alta oltre 5 metri, che raffigura un troll barbuto nell’atto di schiacciare sotto la sua mano un Maggiolone Volkswagen.
Fu realizzato nel 1990 da un gruppo di artisti locali (Steve Badanes, Will Martin, Donna Walter e Ross Whitehead) dopo un concorso indetto dal quartiere per riqualificare quell’area che all’epoca era degradata. Oggi è uno dei simboli più fotografati della città, tanto che i turisti e i residenti amano arrampicarsi sulle sue spalle per farsi ritrarre.
La Statua di Lenin
Entrati nella zona centrale del quartiere, parcheggiamo davanti ad un tempio massonico (qui negli Stati Uniti sono un po’ dappertutto) e poi andiamo a piedi a vedere la Statua di Lenin. Si, avete letto bene: nel Paese più anticomunista del mondo, c’è una grande statua di Lenin.
È una statua in bronzo alta più di 5 metri, proveniente da Poprad, in Slovacchia, realizzata dall’artista Emil Venkov nel 1988. Raffigura Lenin in una posa insolita: non come il pensatore idealizzato, ma come leader in movimento, un’interpretazione volutamente drammatica.
Dopo la caduta del regime sovietico, la statua fu abbattuta e destinata alla demolizione. Venne acquistata da un insegnante americano, Lewis Carpenter, che riuscì a trasportarla negli Stati Uniti. Dopo la sua morte, la famiglia la mise in esposizione a Fremont, dove ancora oggi si trova.
La presenza della statua è da sempre controversa: c’è chi la considera un’opera d’arte di valore storico e chi, invece, un simbolo politico inappropriato. Per questo motivo rimane “in vendita” da anni, con l’idea che possa trovare una collocazione definitiva altrove. Il cartello che spiega la storia della statua, esplicita in maniera molto convincente il motivo per cui non è mai stata rimossa. E’ un simbolo di come l’arte debba trascendere le connotazioni politiche e gli scontri tra le nazioni: l’arte non deve farti sentire confortevole, ma provocare e spingere a pensare. E quest’opera certamente lo fa. Direi che è un bel cazzotto nei denti allo stereotipo che abbiamo dell’America.
Giorno 2: giornata piena a Seattle
La stanchezza per il viaggio e il fuso orario hanno fatto finire presto la nostra prima giornata a Seattle, ma il giorno dopo ha così potuto iniziare all’alba.
Kerry Park
Giornata grigia, ma comunque non abbiamo rinunciato ad una sosta a Kerry Park per vedere l’iconico panorama di downtown che si specchia nella baia. Da questo parco nelle giornate terse, si vede Mount Rainier fare da sfondo ai grattacieli, purtroppo per noi, la mattinata non era molto limpida.
Il Seattle Center
Il Seattle Center è un grande complesso culturale e ricreativo che si trova a nord del centro di Seattle, ai piedi della famosa Space Needle. È uno dei luoghi più visitati della città ed è considerato un po’ il suo “cuore culturale”. Tutto attorno ci sono diversi grandi parcheggi e abbiamo deciso di lasciare la macchina in uno di questi per esplorare il centro città a piedi.
Nasce nel 1962 in occasione della World’s Fair – Expo 1962, dedicata al tema Century 21 e tutta proiettata verso il futuro e l’esplorazione spaziale.
ll Seattle Center non è un singolo edificio, ma un’area di circa 30 ettari che ospita:
- Space Needle – la torre panoramica simbolo della città.
- Museum of Pop Culture (MoPOP) – museo progettato da Frank Gehry, dedicato alla musica, al cinema e alla cultura pop.
- Chihuly Garden and Glass – esposizione delle incredibili opere in vetro di Dale Chihuly.
- Pacific Science Center – museo della scienza interattivo, molto adatto anche ai bambini.
- McCaw Hall – sede della Seattle Opera e del Pacific Northwest Ballet.
- Climate Pledge Arena – lo stadio multifunzionale che ospita concerti e la squadra di hockey Seattle Kraken. Una volta era il campo di casa dei Seattle SuperSonics, storica franchigia NBA poi trasferitasi in Ocklahoma.
- International Fountain – una grande fontana interattiva, uno dei punti di ritrovo più amati.
La monorotaia
Proprio sotto allo Space Needle c’è la stazione della monorotaia, che per quelli della nostra generazione non può non evocare subito la storica puntata dei Simpsons. L’abbiamo presa per andare a downtown mentre fuori pioveva, nel più classico dei climi di Washington.
La Seattle Center Monorail è una linea strallata sopraelevata inaugurata il 24 marzo 1962 in occasione dell’Esposizione Universale (Century 21 Exposition), con l’obiettivo di collegare rapidamente il centro urbano alla zona della fiera. La linea copre circa 0,9 miglia (1,2 km), con due sole stazioni: Seattle Center e Westlake Center e funziona con due treni Alweg originali (Blu e Rosso), costruiti nel 1961 in Germania.
La monorotaia è uno dei più antichi sistemi monorotaia urbani ancora in funzione negli Stati Uniti e nel 2003 è stata ufficialmente dichiarata monumento storico dalla Seattle Landmarks Preservation Board.
Pare che per anni si sia progettata un’espansione della linea e addirittura l’aggiunta di diverse linee che facessero le veci di una metropolitana cittadina, ma non è stato mai realizzato nulla e la monorotaia di Seattle è tutt’oggi lunga un solo chilometro.
Seattle Downtown e Pioneer Square
Fortunatamente scesi dalla monorotaia ha smesso di piovere, così ci siamo potuti godere una passeggiata per downtown in mezzo ai grattacieli e poi per Pioneer Square, il quartiere storico del centro di Seattle.
Un po’ come per Chicago, nel giugno del 1889 un incendio devastante cancellò in poche ore quasi tutto il centro di Seattle. Le costruzioni in legno e la carenza d’acqua resero impossibile fermare le fiamme, che ridussero in cenere attività, magazzini e abitazioni. Da quella distruzione nacque però la decisione di ricostruire la città con materiali più solidi e di innalzare il piano stradale per proteggersi dalle maree, gettando le basi della Seattle moderna.
Il cuore della rinascita fu proprio Pioneer Square, il quartiere più antico della città. Dopo l’incendio, gli edifici in mattoni e pietra presero il posto delle fragili strutture in legno, dando al quartiere lo stile romanico rinascimentale che ancora oggi lo contraddistingue.
Una curiosità: nel centro di Seattle c’è il palazzo dove nacque UPS, la famosa società di spedizioni. L’azienda ci ha costruito un parco con una cascata.
Il Klondike Gold Rush National Historical Park
Il motivo per cui siamo venuti fino a Pioneer Square è un piccolo, ma istruttivo museo gratuito sulla corsa all’oro: il Klondike Gold Rush National Historical Park.
Il museo racconta la storia di uno dei fenomeni più eclatanti del XIX secolo: la corsa all’oro nel Klondike, in Alaska e nel Canada nord-occidentale. Tra il 1896 e il 1899 migliaia di cercatori lasciarono le loro case alla ricerca di fortuna, e Seattle divenne il punto di partenza naturale per chi si avventurava verso nord. La città offriva infatti i trasporti via mare verso l’Alaska, forniture, equipaggiamento e una rete commerciale pronta a supportare l’esodo verso Dawson City e i campi auriferi del Klondike.
Il parco storico non si trova quindi in Alaska, ma a Seattle, perché qui si concentrano i luoghi legati alla logistica e alla vita dei “stampeder”: edifici storici, uffici commerciali, magazzini e banchine che ancora oggi raccontano il periodo d’oro.
In pratica, Seattle fu la porta d’accesso al Klondike: senza la città, la corsa all’oro avrebbe avuto un volto completamente diverso. Il parco storico serve a ricordare non solo le avventure dei cercatori, ma anche l’impatto economico e culturale che la corsa all’oro ebbe su Seattle stessa, trasformandola in un porto commerciale vivace e proiettato verso il Nord Pacifico.
La Seattle Public Library
Quando andiamo in città nuove spesso visitiamo le biblioteche pubbliche, perché qui negli USA spesso sono vere e proprie opere d’arte. Sono così quella di New York o quella di Los Angeles, ad esempio, e Seattle non fa eccezione.
La Seattle Public Library è uno degli edifici più iconici della città, non solo per la sua funzione culturale, ma anche per il suo design architettonico avveniristico. La sede centrale, progettata dall’architetto olandese Rem Koolhaas e completata nel 2004, si distingue per la sua struttura a griglia e vetro, con forme geometriche decostruite che sfidano le convenzioni degli edifici pubblici tradizionali.
Pike Place Market
A due passi da downtown, proprio sulla riva della baia, c’è un grande mercato coperto. Un tempo c’era il mercato contadino e il mercato del pesce, oggi è molto più turistico, ma merita un giretto soprattutto perché è coperto (e con il clima che c’è qui, è un aspetto molto utile) e perché c’è molta scelta per mangiare qualcosa che non sia il solito hamburger.
Curiosità: qui c’è il primo Starbucks da cui nacque l’attuale catena di caffetterie.
Un altro buon motivo per visitare Pike Place Market? La vista sui moli dal tetto del mercato.
Seattle Waterfront
La zona dei moli è una delle più caratteristiche della città. Le viste sono stupende, sia che si guardi verso il mare, con le grandi navi che arrivano in porto e la siluhette dell’Olympic Peninsula sullo sfondo, sia che si guardi verso la città, dove una selva di grattacieli incombe sull’acqua.
Alcuni moli sono ancora in funzione e ogni pochi minuti partono e arrivano traghetti verso vari punti della baia di Elliot. Altri sono pieni di negozi e ristoranti. Non solo per turisti però: questa parte di città è parecchio frequentata dai local in pausa pranzo o intenti a fare jogging. Abbiamo visto anche intere classi di bambini portati al parco in riva al mare dalle loro maestre.
Abbiamo seguito il mare verso nord, fino al Pier 66, dove si può salire per vedere una vista d’insieme di downtown e dei moli.
Olympic Sculpture Park
Allungando un po’ la passeggiata dal waterfront vero e proprio si può arrivare all’Olympic Sculpture Park. Una passeggiata caldamente consigliata, soprattutto se, come nel nostro caso, il cielo si apre e ci si può godere il tepore del sole con una vista mozzafiato.
Aperto nel 2007 e gestito dal Seattle Art Museum, il parco si estende lungo il Waterfront, offrendo viste spettacolari sul Puget Sound, le montagne Olympic e il profilo urbano della città. Al suo interno, grandi sculture di artisti internazionali sono integrate nel verde, tra percorsi pedonali, prati e passerelle. Tra le opere più famose ci sono quelle di Alexander Calder, Louise Bourgeois e Richard Serra, che si stagliano contro il cielo o si mimetizzano tra alberi e prati
Le Ballard Locks
La nostra giornata a Seattle è stata bella piena, quindi torniamo alla macchina, ma prima di tornare al nostro B&B, decidiamo di fare una fermata alle Ballard Locks.
Le Ballard Locks, ufficialmente note come Hiram M. Chittenden Locks, sono uno dei punti ingegneristici più interessanti di Seattle. Situate nel quartiere di Ballard e circondate da un bel giardino botanico, collegano il Lake Union e il Lake Washington al Puget Sound, permettendo il passaggio sicuro di barche tra acque dolci e acque salate, superando il dislivello naturale di circa 20 piedi (6 metri). Completate nel 1917, le chiuse furono fondamentali per lo sviluppo commerciale e residenziale di Seattle, facilitando la navigazione e il trasporto di merci tra l’entroterra e l’oceano.
Oltre alla funzione ingegneristica, le Ballard Locks sono famose per il salto dei salmoni. Durante la stagione migratoria, i visitatori possono osservare i salmoni risalire una scala apposita, un passaggio creato per permettere agli animali di spostarsi tra il mare e i fiumi d’acqua dolce dove depongono le uova. La visione, vi assicuro, è incredibile. Centinaia e centinaia di salmoni che nuotano ammassati per passare in uno spazio non più largo di mezzo metro. C’è addirittura uno spazio vetrato per assistere al passaggio dei pesci da sott’acqua: davvero una cosa da vedere!
Ah, e c’è chi è più interessato di noi al pesce… anche se dicono che alle foche venga insegnato a stare lontane, mi pare che più di una sia molto interessata al facile banchetto.
Strade chiuse per bambini
La sera, mentre torniamo al B&B, scopriamo che ci sono molte strade residenziali chiuse con cartelli e transenne improvvisate. Motivo? Far giocare i bambini in strada. Si, è proprio così. Comitati di residenti, scuole e parrocchie possono richiedere la chiusura della loro strada fino a 3 sere a settimana d’estate, in modo che i bambini del quartiere possano giocare e girare in bicicletta senza curarsi del traffico.
Anche se ci ha complicato un po’ la vita e abbiamo perso un po’ di tempo per parcheggiare, l’abbiamo trovata davvero una bella iniziativa.
Giorno 3: il rientro a Seattle dopo il road trip
Il nostro viaggio è proseguito on the road attraversando Oregon, California, Nevada, Utah, Wyoming, Montana e Idaho, ma questo è materiale per altri articoli. La conclusione del viaggio è stata di nuovo a Seattle.
Jimi Hendrix Memorial
La prima tappa che abbiamo fatto al nostro rientro è stata il Jimi Hendrix Memorial & Grave, per rendere omaggio ad uno dei grandi del rock. In realtà non è proprio a Seattle, ma a Renton un sobborgo a sud est della città.
La valle degli gnomi
A noi piacciono le cose curiose, quindi la prima cosa che abbiamo visitato appena rientrati in città è stata la Valle degli Gnomi: le premesse ci sembravano divertenti.
Il “Valley of the Gnomes” è un angolo incantato nel quartiere Madrona di Seattle, dove una passerella pedonale sopraelevata attraversa una valle verdeggiante costellata di piccole statue di gnomi. Questo spazio pubblico, pur non essendo ufficialmente un parco, è diventato una curiosità locale grazie alla presenza di numerosi gnomi nascosti tra radici, tronchi e cespugli. Chiunque può partecipare all’iniziativa, aggiungendo un nuovo gnomo o semplicemente cercando quelli già presenti.
La comunità locale ha contribuito a mantenere viva questa tradizione, con famiglie e appassionati che arricchiscono il “Valley of the Gnomes” con nuove aggiunte e decorazioni stagionali. Per visitare il “Valley of the Gnomes”, basta recarsi all’incrocio tra E Pine Street e 39th Avenue, nel quartiere Madrona. L’accesso è gratuito e aperto a tutti, offrendo un’esperienza unica per chi cerca un angolo divertente e immerso nel verde.
Visita all’Henry Museum
Il Henry Art Gallery, noto semplicemente come “The Henry”, è il museo d’arte contemporanea dell’Università di Washington, fondato nel 1927 grazie alla generosa donazione di Horace C. Henry, che contribuì sia con una collezione personale sia con fondi per la costruzione. E’ situato al confine occidentale del campus universitario ed è completamente gratuito.
L’opera simbolo del museo è senza dubbio “Light Reign”, una Skyspace realizzata da James Turrell e installata nel 2003. Si tratta di un’installazione immersiva che fonde architettura, luce e natura: è una piccola stanza con una panca circolare e un’apertura nel soffitto—dotata di cupola retrattile—che incornicia il cielo. Di notte, l’esterno si anima grazie a milioni di LED che cambiano colore, trasformando l’esperienza in un osservatorio scenografico sul cielo stesso. Di giorno, come l’abbiamo visto noi, l’effetto della luce del cielo azzurrissimo e terso in contrasto con il bianco e il legno della stanza, provoca un effetto straniante.
Il Gas Works Park
Per la serata del nostro giorno di rientro in città abbiamo deciso di andare a visitare questo parco situato nel quartiere di Wallingford su un piccolo promontorio sulla sponda nord del Lago Union, uno dei tanti laghi che costellano l’area metropolitana di Seattle. Non avevamo grosse aspettative, ma avevamo letto di un interessante progetto di rigenerazione urbana di un vecchio impianto industriale ed eravamo curiosi di vedere il risultato. Beh, devo dire che ci ha davvero stupiti: forse l’angolo più bello di Seattle.
il parco occupa un’area di circa 20,5 acri dove sorgeva un tempo l’impianto di gassificazione della Seattle Gas Light Company, in funzione tra il 1906 e il 1956. Dopo la chiusura dell’impianto, l’area fu acquisita dalla città nei primi anni Sessanta e trasformata in parco pubblico, inaugurato nel 1975 su progetto del paesaggista Richard Haag.
Quello che rende il Gas Works Park davvero speciale è il modo in cui si è scelto di preservare e riutilizzare le strutture dell’impianto industriale—come le torri, le tubature e altri macchinari—come elementi centrali del design.
Il parco è molto vissuto dalla gente della città. Pic nic, acquiloni, ragazzini in bicicletta, gente in acqua con motoscafi, kayak, materassini di ogni forma: davvero un posto che mette gioia.
La cosa davvero sorprendente è che proprio nella punta estrema del parco, dove c’è un bel terrazzo per vedere la vista su downtown, c’erano dei dj che mettevano musica tecno, con tanti ragazzi a ballare nel parco e molti altri ad ascoltare la musica dal lago a bordo di canoe o materassini. Il tutto circondati da una luce spettacolare e da questi giganti di metallo arrugginito che troneggiano da ogni parte. Davvero un posto magico.
Giorno 4: la Seattle Pop
Ormai agli sgoccioli del nostro viaggio di quest’anno, decidiamo di passare la giornata a fare i turisti in luoghi più noti e di tornare anche in centro.
University of Washington
Prima di tornare nel Seattle Centre, dove siamo già stati ad inizio viaggio, passiamo dall’Università di Washington, dato che è molto vicino al nostro alloggio di Ravenna.
L’University of Washington (UW) è una prestigiosa università pubblica di ricerca fondata nel 1861, una delle più antiche della Costa Ovest degli Stati Uniti. Il campus principale, situato nel quartiere “University District” di Seattle, si estende su circa 700 acri e include più di 500 edifici, vaste biblioteche, laboratori, musei, spazi per eventi e uno stadio universitario. Il campus è celebre per la sua bellezza: Architectural Digest l’ha elencata tra i campus più belli d’America, citando in particolare il Liberal Arts Quadrangle (meglio noto come “Quad”) con i suoi edifici in stile Collegiate Gothic e i 30 ciliegi Yoshino.
Una delle architetture più iconiche è la Suzzallo Library, simbolo della UW. Realizzata tra il 1926 e il 1963 in stile Collegiate Gothic, ospita la maestosa Graduate Reading Room, un ambiente maestoso con volta lignea, librerie in quercia, vetrate istoriate e dettagli scolpiti; l’idea era di evocare l’atmosfera di una “cattedrale del sapere” e direi che la missione è stata egregiamente compiuta.
La salita sull Space Needle
Ok, dopo tanto girare per Seattle non potevamo più esimerci da una salita sul suo simbolo più famoso: lo Space Needle.
Lo Space Needle è stato costruito in occasione dell’Expo del 1962, dedicata al futuro e allo spazio. Con i suoi 184 metri di altezza, la torre futuristica fu concepita per rappresentare una città proiettata nell’era spaziale, e ancora oggi è uno dei punti più riconoscibili dello skyline.
Salendo in cima con l’ascensore panoramico che ci mette circa 40 secondi, si arriva a una piattaforma di osservazione circolare che regala una vista a 360 gradi: dal centro di Seattle al monte Rainier, fino alla baia di Puget Sound e alle Olympic e Cascade Mountains. Negli ultimi anni lo Space Needle è stato rinnovato con grandi vetrate e persino una sezione del pavimento in vetro, chiamata The Loupe, che permette di guardare sotto i propri piedi mentre la piattaforma ruota lentamente (talmente lentamente che io non mi sono accorto si muovesse).
Il Museo del Pop
Proprio davanti allo Space Needle c’è anche il MoPop, il Museo del Pop. E’ famosissimo e una delle attrazioni più frequentate dai turisti che passano in città. L’avevamo evitato nel primo passaggio per Seattle, non potevamo esimerci durante il secondo.
Il MoPOP – Museum of Pop Culture è uno dei musei più originali di Seattle, nato nel 2000 per iniziativa di Paul Allen, cofondatore di Microsoft e grande appassionato di musica rock. Inizialmente dedicato soprattutto a Jimi Hendrix e ai Nirvana, due icone legate a Seattle, il museo si è poi allargato a tutto l’universo della cultura pop: cinema, videogiochi, fantasy, fantascienza e fumetti.
L’edificio di Frank Gehry
L’edificio stesso è uno spettacolo: progettato da Frank Gehry, ha forme sinuose e rivestimenti metallici dai colori cangianti che ricordano una chitarra elettrica scomposta. l progetto non era nato con l’idea di costruire un museo. Paul Allen, grande collezionista di memorabilia legati a Hendrix, aveva immaginato inizialmente una sorta di centro musicale interattivo, un luogo dove suonare e sperimentare. Fu solo in un secondo momento che la visione si allargò fino a includere la cultura pop in senso più ampio, trasformandosi nell’Experience Music Project (EMP), che poi nel 2016 cambiò nome in Museum of Pop Culture (MoPOP). Anche l’edificio di Frank Gehry riflette questo spirito: la sua forma non convenzionale fu pensata per evocare l’energia della musica, con pannelli metallici smontati da una Fender Stratocaster che il team usò come ispirazione.
Cosa vedere al MoPop
All’interno del MoPOP ci sono diverse mostre permanenti molto amate dai visitatori. Una delle più celebri è quella dedicata ai Nirvana, con fotografie, filmati e oggetti originali che raccontano la storia della band che ha reso Seattle capitale del grunge. C’è poi la galleria su Jimi Hendrix, con strumenti e memorabilia del chitarrista cresciuto proprio in città. Accanto alla musica, il museo ospita anche il Science Fiction and Fantasy Hall of Fame, che celebra autori, registi e opere che hanno segnato l’immaginario collettivo, e vaste collezioni di costumi e scenografie di film e serie TV, dal fantasy al horror alla fantascienza. Un’altra attrazione popolare è lo Sound Lab, dove i visitatori possono provare strumenti musicali e sperimentare con il suono.
Il Missile di Fremont
Mentre eravamo a pranzo in un ristorante greco poco lontano dal Seattle Centre, mi sono messo a chiacchierare su Instagram con Cristiano Valli, giornalista e podcaster che vive a San Francisco da molti anni. Avevamo sfruttato alcune puntate del suo podcast “Spesso il male di ridere ho incontrato” per andare a vedere qualche curiosità interessante del nord ovest e da allora seguiva il nostro viaggio tramite le storie di Instagram che pubblicavo.
Ci ha consigliato di non lasciare la città senza aver visto una chicca di Fremont che ci eravamo persi. Siamo quindi tornati nel quartiere più eccentrico della città per andare a vedere il Missile di Fremont, un’altro dei tanti riferimenti allo spazio sparsi per Seattle.
E’ in effetti un vero e proprio missile, la cui storia, così come spiegato dall’apposito cartello, è piuttosto bizzarra. Proprio a Fremont nel 1991 è stato scoperto il Centro dell’Universo e quindi il quartiere cercava un simbolo adatto per rendere speciale e riconoscibile un luogo tanto importante. Nel 1993 ci fu un primo tentativo di issare un missile viola sul tetto di un palazzo, ma il tentativo fallì. Nel 1994 un gruppo di abitanti rilanciò costruendo un missile ancor più grande, che da allora funge da monumento al Centro dell’Universo di Fremont.
Fun fact: il Centro dell’Universo non corrisponde con il Centro del Mondo, che come abbiamo visto in un altro articolo, si trova invece in California.
Ballard e il negozio delle curiosità
La nostra quarta giornata a Seattle si chiude a Ballard, uno dei quartieri più caratteristici di Seattle, con una forte identità legata alle sue radici nordiche. Nato come comunità indipendente di immigrati norvegesi, danesi e svedesi, per decenni ha avuto l’anima di un villaggio di pescatori e carpentieri navali. Ancora oggi, passeggiando per le sue strade, si respira quell’eredità: tra ristoranti di cucina scandinava, il Nordic Museum e i club sociali fondati dalle prime generazioni di immigrati.
Il cuore del quartiere è Ballard Avenue, con i suoi edifici storici in mattoni trasformati in boutique, locali alla moda e caffè. Proprio su questa strada siamo andati a fare una capatina al Ballyhoo Curiosity Shop.
Il negozio è uno scrigno di meraviglie e stranezze, sospesa tra un museo di storia naturale e un negozio di antiquariato. Si scende una scala e nella sua sede sotterranea ti ritrovi in un mondo che sembra uscito da un film—tra una mucca a due teste imbalsamata, insetti intrappolati nella resina, teschi antichi, fossili e memorabilia vittoriani.
Il proprietario, Ryan Robbins, ha aperto il negozio nel 2015 dopo anni di collezionismo che lo portarono persino a vendere stranezze sul retro del suo furgone o su eBay. Il risultato è un’esperienza assurda, una sorta di “madman’s attic” dove ogni oggetto ha una storia. Un fascino tra il curioso e l’oscuro: ci sono scheletri umani autentici (limitatamente venduti come strumenti didattici), ossa, pezzi di tassidermia, oggetti vintage e tanti altri artefatti inattesi.
Giorno 5: l’ultima tappa prima del rientro
L’ultimo giorno a Seattle coincide con l’ultimo giorno del nostro viaggio negli USA 2025. Abbiamo l’aereo presto, quindi dopo colazione ci dirigiamo già verso l’aeroporto. Solo il tempo per un’ultima tappa.
Hat ’n’ Boots
Hat ‘n’ Boots è una gigantesca scultura a forma di cappello da cowboy e stivali, costruita nel 1954 come richiamo pubblicitario per una stazione di servizio a tema western situata lungo la Highway 99, nel quartiere Georgetown. All’epoca era la più grande “gas station” del suo genere: gli automobilisti facevano rifornimento accanto a due enormi stivali alti più di 9 metri, mentre l’ufficio della stazione si trovava dentro il cappello, largo circa 13 metri.
Negli anni Sessanta la stazione perse popolarità e alla fine chiuse, lasciando le strutture in stato di abbandono. Ma gli abitanti di Georgetown si affezionarono a quelle strane sculture e avviarono una campagna di salvataggio: nel 2003 il cappello e gli stivali furono trasferiti nel vicino Oxbow Park, dove oggi sono stati restaurati e rimangono una delle attrazioni più bizzarre e amate del quartiere.
Il fascino del Hat ’n’ Boots sta proprio nel suo carattere nostalgico e surreale: è un ricordo della cultura automobilistica del dopoguerra, quando le strade americane erano costellate di architetture stravaganti pensate per attirare i viaggiatori.


























































