Un romanzo breve, ironico e surreale che parla di morte, senso di colpa e responsabilità. Ma anche dell’America di oggi e della sua difficoltà di fare i conti con gli errori del passato.
Veglia di George Saunders è uno di quei romanzi difficili da incasellare. È una storia soprannaturale, una riflessione sulla morte, una critica all’industria del petrolio e, soprattutto, un racconto sul senso di colpa e sulla difficoltà di ammettere le proprie responsabilità.
Il tutto raccontato in modo fresco e ironico, attraverso una scrittura molto originale e un ritmo che rende questo breve romanzo particolarmente scorrevole.
La protagonista è Jill, una donna morta da molti anni che ha il compito di accompagnare i moribondi nel loro ultimo passaggio. Questa volta, però, il suo incarico è particolarmente complicato: deve assistere un ricchissimo magnate del petrolio, un uomo che ha contribuito consapevolmente alla crisi climatica e che, anche sul letto di morte, sembra incapace di riconoscere le proprie colpe.
Da questa situazione George Saunders costruisce una storia decisamente insolita, popolata di creature a metà strada fra fantasmi e angeli custodi, anime inquiete e personaggi che si muovono a cavallo tra il mondo dei vivi e quello dei morti.

Cosa c’è dentro questo libro
Dentro Veglia c’è innanzitutto una riflessione sulla responsabilità individuale all’interno di movimenti collettivi. E sulla differenza, tutt’altro che scontata, tra sapere di aver fatto delle cose sbagliate e l’ammettere le conseguenze che queste azioni hanno avuto sul mondo.
Il protagonista maschile, K.J. Boone, è un uomo che ha costruito la propria fortuna sull’industria petrolifera, in particolare nell’epoca della presidenza di Bush figlio. Non è semplicemente un imprenditore che ha ignorato le conseguenze ambientali delle proprie attività. È qualcuno che quelle conseguenze le conosceva perfettamente e che ha lavorato attivamente per screditare chi cercava di denunciarle. Ha contribuito a delegittimare la lotta contro il cambiamento climatico, alimentando dubbi e disinformazione pur di difendere i propri interessi economici.
Adesso è arrivato alla fine della propria vita e Jill ha il compito di accompagnarlo verso la morte. Ma non basta tranquillizzarlo, come accade abitualmente con le persone che assiste in questi momenti. Deve anche cercare di convincerlo a guardare in faccia ciò che ha fatto, a riconoscere le conseguenze delle proprie decisioni e, possibilmente, a pentirsene.
Insieme a Jill entriamo e usciamo dalla testa di Boone e, ci parliamo, ma al tempo stesso sappiamo tutti i suoi pensieri e vediamo chiaramente tutte le sue contraddizioni. Anche se sappiamo perfettamente ciò che ha fatto di sbagliato, non possiamo non provare una certa dose di empatia per quest’uomo che ripercorre la sua vita e i rapporti con gli affetti più stretti.
Per riuscire a fargli ammettere le proprie colpe prima del decesso, viene coinvolta una serie di personaggi, tutti morti, che entrano ed escono dalla stanza del moribondo portando le proprie storie, le proprie sofferenze e le testimonianze delle conseguenze delle sue azioni.
È proprio questo continuo via vai di anime a rendere particolarmente interessante il mondo immaginato da Saunders.
Sono creature strane, che l’autore stesso non definisce mai completamente, che hanno certamente a che fare con la sfera religiosa (Dio viene nominato molto spesso), ma al tempo stesso hanno riferimenti totalmente terreni. Alcune hanno compiti precisi, altre sembrano condannate a vagare in un limbo senza fine. Tutte continuano, in qualche modo, a essere legate al mondo che hanno lasciato.
E poi c’è Jill, che di quel mondo sente ancora terribilmente la mancanza e proprio per questo è in una condizione sdoppiata, fra i suoi nuovi compiti e la nostalgia delle sensazioni che provava da viva. Mentre cerca di portare a termine il proprio incarico, continua infatti ad allontanarsi dalla camera del moribondo per raggiungere il giardino dei vicini, dove si sta celebrando un matrimonio. È attratta dalla festa, dalle persone, dalle loro emozioni. Può osservare tutto, ascoltare le conversazioni, percepire la felicità degli invitati, ma non può più partecipare davvero a quella vita.
Attraverso questi momenti riaffiorano i ricordi della sua esistenza, che il lettore scopre progressivamente, ricostruendo la storia di una donna che, nonostante la morte, non ha smesso di provare nostalgia per ciò che significa essere vivi.
Il contrasto fra le due situazioni è uno degli aspetti più riusciti del romanzo. Da una parte un uomo che sta per morire e non riesce a fare i conti con la vita che ha vissuto. Dall’altra una donna già morta che continua a desiderare le emozioni, i sentimenti e le esperienze della vita.
Cosa mi ha colpito
Di questo libro mi ha colpito sicuramente la ricerca di capire come una persona che ha fatto cose gravissime le riesca a elaborarle e raccontarle a sè stesso. Questo è certamente il fulcro del libro. Non una ricerca del pentimento in senso religioso, ma la certezza che è possibile “passare oltre” solamente ammenttendo a sé stessi la realtà delle proprie azioni e le conseguenze che esse hanno avuto.
La cosa che ho trovato più interessante di Veglia, però, è la possibilità di leggere l’intera vicenda come una grande metafora dell’America contemporanea.
Il magnate del petrolio non rappresenta soltanto un uomo ricco e senza scrupoli. È, in qualche modo, l’incarnazione di un intero modello di sviluppo economico, quello che ha reso gli Stati Uniti la principale potenza mondiale, spesso passando sopra alle persone più deboli e ignorando le conseguenze delle proprie scelte.
La crisi climatica è l’esempio più evidente, ma il discorso può essere allargato a molto altro: allo sfruttamento delle risorse, alle disuguaglianze sociali, alla convinzione che la crescita economica possa giustificare praticamente qualsiasi cosa. Il personaggio di Saunders sa perfettamente quello che ha fatto. Il problema non è tanto la mancanza di consapevolezza, ma l’incapacità di trasformarla in un’assunzione di responsabilità.
E’ difficile non vedere in questo atteggiamento qualcosa dell’America di oggi. Un Paese che conosce le conseguenze di molte delle proprie scelte, che dispone degli strumenti per comprenderle, ma che continua a cercare giustificazioni per non doverle mettere realmente in discussione.
Il magnate sul letto di morte diventa così la rappresentazione di un’America che ha costruito la propria ricchezza anche a spese del resto del mondo e che, arrivata al momento di fare i conti con il passato, non riesce ad ammettere fino in fondo le proprie colpe. Dopotutto l’industria del petrolio ha contribuito al riscaldamento globale, ma ha anche garantito uno sviluppo economico, un benessere e uno stile vita senza precedenti nella storia umana.
C’è poi un altro elemento interessante. Nel mondo immaginato da Saunders la morte non è la fine di tutto, ma piuttosto un passaggio, una trasformazione. E allora, implicitamente, anche l’America morente rappresentata dal protagonista non è destinata semplicemente a scomparire. E’ in una fase di trasformazione, ma per passare oltre serve prendere coscienza.
È una lettura politica che, secondo me, dà profondità a una storia di per sè piuttosto bizzarra.
Mi è piaciuto anche il modo in cui Saunders riesce ad affrontare argomenti molto seri senza mai rinunciare ad una grande dose di ironia. Ironia che non alleggerisce la gravità dei temi trattati, ma impedisce al racconto di diventare una predica morale.

Come è scritto
Veglia è un romanzo breve, che si legge rapidamente e che ha un ottimo ritmo.
La scrittura di George Saunders è piuttosto particolare. L’autore utilizza costruzioni delle frasi insolite, con un uso non convenzionale delle virgolette e dei discorsi diretti. Sono scelte stilistiche che, almeno inizialmente, possono sorprendere, ma non compromettono mai la comprensione del testo.
Il risultato è un racconto molto dinamico, nel quale i personaggi si susseguono rapidamente, mantenendo grande ritmo anche quando entriamo nei ricordi di Jill, di K.J. Boone o dei tanti altri visitatori della stanza del moribondo.
Questi “fantasmi” che si aggirano tra i vivi, discutono, litigano, ricordano e cercano di portare a termine i propri incarichi diventano presto personaggi perfettamente naturali. Il lettore accetta le regole di questo strano mondo senza sentire il bisogno di ricevere troppe spiegazioni.
E l’ironia, sempre presente, contribuisce a rendere la lettura piacevole anche quando gli argomenti affrontati sono tutt’altro che leggeri.
Lo consiglio?
Sì, tutto sommato Veglia mi è piaciuto.
Non è un romanzo che considero memorabile e non credo che sia una di quelle letture destinate a rimanermi particolarmente impresse. Ma è un libro originale, intelligente e soprattutto piacevole da leggere.
Ha il pregio di essere abbastanza strano da incuriosire, con una trovata efficace per parlare del cambiamento climatico e dell’America di oggi con una chiave insolita. Affronta temi importanti senza mai prendersi eccessivamente sul serio e riesce a mantenere un buon ritmo dall’inizio alla fine. La riflessione sul senso di colpa e l’originalità di questo universo popolato da anime che non riescono a separarsi completamente dal mondo dei vivi.
Non tutto mi ha convinto allo stesso modo e, nel complesso, il libro mi ha lasciato più la sensazione di aver letto una storia curiosa e ben costruita che quella di aver incontrato un grande romanzo. La brevità è certamente un punto a favore. Saunders non allunga inutilmente il racconto e riesce a sviluppare le proprie idee in uno spazio contenuto, senza appesantire troppo la narrazione.
