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Highway 50: la strada più solitaria d’America è in Nevada

La U.S. Highway 50 è una delle strade più affascinanti e leggendarie degli Stati Uniti. Corre per circa 4.800 chilometri, da Ocean City, nel Maryland, fino a Sacramento, in California, attraversando il cuore del Paese. Nel suo lunghissimo percorso incontra montagne, deserti, praterie e grandi città, ma è soprattutto nel Nevada centrale che ha guadagnato la fama che l’accompagna ancora oggi ed è proprio questo il tratto che abbiamo percorso nel 2025.

La Highway 50 nel tratto che attraversa il Nevada coincide in gran parte con la Lincoln Highway, che fu la prima strada transcontinentale degli Stati Uniti, inaugurata nel 1913. La Lincoln Highway collegava New York a San Francisco, attraversando tutto il Paese, e fu un simbolo dell’era pionieristica dell’automobile, quando spostarsi da costa a costa in macchina era ancora un’avventura epica.

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La “strada più solitaria d’America”

Nel 1986 la rivista Life definì la U.S. 50 nel Nevada come “The Loneliest Road in America”. Non era un complimento: l’articolo voleva scoraggiare i viaggiatori, descrivendo questo tratto come vuoto, monotono e privo di servizi. Ma gli abitanti del Nevada trasformarono quello che sembrava una brutta nomea in un motivo di orgoglio. Da allora il soprannome è rimasto, e oggi migliaia di viaggiatori scelgono di percorrere proprio questo tratto di strada per vivere l’esperienza di guidare attraverso uno dei paesaggi più isolati e suggestivi degli Stati Uniti.

Da Carson City a Ely: il nostro viaggio

Noi abbiamo percorso la Highway 50 nel tratto che va da Carson City fino a Ely, circa 480 chilometri di strada che attraversano deserti, passi montani e piccole cittadine nate durante la corsa all’oro e all’argento dell’Ottocento. È un viaggio che alterna lunghi, lunghissimi, interminabili rettilinei nel nulla a improvvisi saliscendi tra le montagne, con panorami che cambiano a ogni curva.

Carson City

Venivamo da Reno, dove avevamo passato la notte precedente. Siamo voluti venire a prendere qui la Highway 50 per aver modo di visitare la capitale del Nevada, che in effetti, non ha nulla a che fare con il brio e i neon di Las Vegas o Reno.

Fondata ufficialmente nel 1858 da Abraham Curry, Carson City prese il nome dall’esploratore Kit Carson, figura leggendaria dell’Ovest americano. La città conobbe un rapido sviluppo pochi anni dopo, quando nelle vicinanze fu scoperto il Comstock Lode, uno dei più grandi giacimenti d’argento mai trovati negli Stati Uniti. Questo portò un’ondata di cercatori e coloni, trasformando Carson City in un punto nevralgico per il commercio e l’amministrazione del territorio.

Dal 1864, quando il Nevada divenne stato, Carson City ne è la capitale. A testimoniarne l’importanza storica c’è il Nevada State Capitol, edificio ottocentesco in pietra chiara circondato da un bel parco alberato che oggi ospita uffici governativi e statue di dubbio gusto.

Austin

Dopo sole 2 ore e tre quarti di viaggio in un nulla strordinariamente affascinante, facciamo la nostra prima sosta.

Situata a oltre 2.000 metri di altitudine, Austin è una piccola cittadina che sembra rimasta sospesa nel tempo. Nacque durante la febbre dell’argento del 1862 e conserva ancora edifici storici, botteghe e chiese in legno e pietra.

Qui abbiamo fatto sosta all’International Café, un posto che sembra bloccato nel tempo e uscito da un film. Mentre stavamo guardando titubanti l’entrata del locale, un vecchietto non proprio arzillo, con jeans di un colore reso indecifrabile da strati sovrapposti di macchie d’unto, è venuto a chiederci se volevamo pranzare. Ovviamente abbiamo accettato: non potevamo perdere l’occasione di entrare in un posto così.

Dentro ci hanno accolto due cani molto affettuosi, un bambino biondo, probabilmente il trisnipote dell’oste e una signora che si occupava della cassa. Menù molto semplice: alette di pollo oppure hamburger. Optiamo per l’hamburger e andiamo a prendere una Coca da un frigorifero pendente che sembra provenire da un’altra epoca. Se avete fame e passate di qui, vi consigliamo caldamente una sosta all’International Cafè: è un salto indietro nel tempo che merita di essere fatto. A patto che non siate schizzinosi in materia di igiene o qualità del cibo, in questo caso tirate dritto fino a posti più urbani, ma sappiate che vi perderete una grande esperienza.

Eureka

Conosciuta come “The Friendliest Town on the Loneliest Road”, Eureka è un’altra città mineraria che ha vissuto il suo massimo splendore a fine Ottocento. Ancora oggi conserva un bel Opera House del 1880, il tribunale in stile vittoriano e diverse strutture storiche che raccontano la vita dei pionieri.

Ely

Ultima tappa del nostro percorso sulla HW50, Ely è una cittadina più grande rispetto alle altre, con circa 4.000 abitanti. Anch’essa fondata grazie alle miniere, oggi è nota per il Nevada Northern Railway Museum, che permette di salire a bordo di treni storici a vapore, e per i coloratissimi murales che decorano il centro. Ely è anche il punto di partenza per esplorare il vicino Great Basin National Park, ma per noi era solo una tappa intermedia verso lo Utah e Salt Lake City in particolare.

Abbiamo dormito all’Hotel Nevada & Gambling Hall, uno degli edifici storici della città. Aperto nel 1929, era all’epoca il più alto edificio del Nevada, con i suoi sei piani: un vero grattacielo per una cittadina mineraria in mezzo al deserto. La struttura combina albergo e casinò, come da tradizione nello Stato: oltre alle camere, ospita infatti sale da gioco, bar e ristoranti. C’è un Denny’s all’interno della struttura, dove si può far colazione con un bello sconto.

Negli anni ’30 e ’40 era un punto di riferimento per chi transitava da Ely, e nel tempo è diventato una vera istituzione locale, famosa per la sua facciata illuminata da insegne al neon, che richiama subito l’immaginario del Nevada e di Las Vegas, ma in versione “old style”.

Dentro si respira un’atmosfera a metà tra il vintage e l’autentico West: trofei di caccia, fotografie d’epoca, vecchi cimeli e tanto legno scuro. Le camere sono arredate in modo semplice, ma alcune sono dedicate a personaggi celebri che vi hanno soggiornato, tra cui Patty Duke, Wayne Newton e Ann Rutherford.

Tips per percorrere la Highway 50

Qualche raccomandazione e suggerimento per chi vuole percorrere il tratto del Nevada della “Strada più solitaria d’America”.

Carburante e rifornimenti

Lungo la Highway 50 nel Nevada le stazioni di servizio sono pochissime e molto distanti tra loro. È fondamentale fare il pieno prima di partire e, se possibile, rifornirsi ogni volta che si incontra una pompa di benzina, anche se non si è in riserva. Restare senza carburante in mezzo al nulla non è un’esperienza piacevole.

Attenzione: il pieno di benzina va fatto non solo per poter arrivare a destinazione, ma anche per consentire di tenere acceso il condizionatore in caso di stop forzati. In caso di foratura potreste dover attendere parecchio sotto il sole del deserto.

Telefono e copertura

Per lunghi tratti non c’è copertura telefonica. Questo significa che non si può contare sul cellulare per chiedere aiuto. Ovviamente non è più come decenni fa, qualcuno per la strada si incontra sempre, però potrebbero passare ore prima che accada e soprattutto prima che decida di fermarsi per darvi una mano.

No, Google Maps invece non è indispensabile: non ci sono molti incroci in cui poter sbagliare strada…!

Condizioni ambientali

Il Nevada centrale è un deserto d’alta quota: in estate le temperature possono superare i 40°C, mentre di notte scendono rapidamente. In inverno, invece, non sono rari neve e ghiaccio sui passi montani. Conviene portare sempre con sé acqua, snack, vestiti adeguati e controllare bene lo stato dell’auto prima di mettersi in viaggio.

Pericoli della strada

La Highway 50 è famosa per i suoi lunghi rettilinei che attraversano distese di sabbia e polvere. Le tempeste di sabbia possono ridurre improvvisamente la visibilità, mentre gli animali selvatici (soprattutto cervi e antilopi) possono comparire all’improvviso lungo la carreggiata. Due sono i pericoli maggiori:

  1. Addormentarsi: cruise control e ammennicoli vari sono fantastici in strade lunghe e dritte come queste, ma il rischio principale è rilassarsi troppo.
  2. Dossi: continue salite e discese possono creare l’illusione che non ci sia nessuno per miglia e miglia, quando invece un camion potrebbe essere nascosto dalla pendenza della strada e comparire all’ultimo momento.

Andrea Stella
Andrea Stellahttps://emmeaservizi.it/
Laureato in Relazioni Internazionali all'Università di Bologna nel 2010, nel 2011 ho conseguito il Master di II Livello in Management presso la Bologna Business School. Dal 2011 al 2020 Marketing Manager, Project Manager ed Account per clienti di diversi settori e dimensioni all'interno dell'Agenzia di Comunicazione Guermandi Group. Dal 2020 al 2024 attivo come Libero Professionista, in qualità di Consulente di Comunicazione e Marketing Digitale. Dal 2025 socio e responsabile area marketing e comunicazione di EMME A Servizi.

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