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5 giorni in Wyoming: itinerario, cose da vedere, strade da percorrere

Il Wyoming è lo Stato meno popolato degli Stati Uniti, ma custodisce alcuni dei paesaggi più iconici del West: montagne, geyser, praterie infinite e cittadine che sembrano uscite da un romanzo di frontiera. Nel nostro viaggio on the road dell’agosto 2025 abbiamo dedicato cinque giorni a questa terra selvaggia e sconfinata, entrando da sud il giorno di Ferragosto e percorrendo un itinerario che unisce natura, storia e cultura americana.

In questo articolo ti raccontiamo il nostro percorso, giorno per giorno, con consigli pratici e qualche riflessione: uno sguardo su come il Wyoming incarni ancora oggi il mito del West.

Giorno 1

L’ingresso in Wyoming

Dopo qualche giorno a Salt Lake City e una sosta mattutina a Park City, siamo entrati in Wyoming il 15 agosto.

La prima fermata è stata a Kemmerer, una cittadina di frontiera con un curioso primato: qui fu aperto il primo negozio J.C. Penney, simbolo dell’espansione del commercio americano. Noi ci siamo fermati per pranzo al Caribou Café, una tavola calda molto, molto, molto alla buona, dove il tempo sembra essersi fermato, anche perché per servici un panino al tacchino e formaggio fuso ci hanno messo una vita. Non sembrava che il pranzo di Ferragosto fosse così affollato, ma forse erano a corto di personale.

Fossil Butte National Monument

Da lì abbiamo raggiunto il Fossil Butte National Monument, uno dei siti paleontologici più importanti degli Stati Uniti. Qui si conservano fossili di pesci, insetti e piante risalenti a 50 milioni di anni fa, quando l’area era coperta da un grande lago subtropicale.

Camminare tra i pannelli del visitor center e osservare i reperti è come fare un viaggio nel tempo, un promemoria potente di quanto la storia naturale del Wyoming sia antica e complessa. Ci sono teche persino nel bagno e, se da un lato questo è curioso e divertente, dall’altro fa sorgere una domanda: come si è scelto cosa mettere nel bagno degli uomini e quindi celarlo alla vista delle donne, e viceversa?

Il parco è abbastanza grande e si può visitare percorrendo una strada che presto diventa sterrata. Arrivati in cima alla collina, la strada si perde fra le praterie e non si capisce bene dove arrivi. Noi siamo tornati indietro per evitare di perderci in qualche wilderness…

Dal visitor center alla cima della collina la strada è buona e percorribile con qualsiasi auto, non serve un fuoristrada. Anzi, una macchina non enorme è un punto a favore fra i tornanti stretti, specie se si incrocia qualcuno.

Verso nord

Ripresa la strada, abbiamo imboccato la Highway 89 verso nord, che per un tratto corre lungo il confine con l’Idaho. Abbiamo sconfinato di pochi chilometri nello Stato vicino, per poi fermarci al Salt River Pass, da cui si apre una vista spettacolare sulle vallate.

Dopo un breve passaggio per Afton, siamo arrivati a Etna, microcittadina dal nome sicilian-sounding dove abbiamo preso possesso per la nostra camera per la prima notte in Wyoming al Wolf Den Log Cabin Motel.

Jacz e l’hamburger di Jak

Per cena ci siamo spostati di poche miglia per raggiungere Jacz, a metà strada fra Etna e Alpine. Qui ho assaggiato uno “Jacz Attack”: un hamburger di Jak allevato nei dintorni. Davvero squisito!

Il locale è aperto solo in primavera ed estate e, anche se probabilmente da qualche parte c’erano, non abbiamo notato la presenza di adulti dietro al bancone. Ragazzini alla cassa, a servire i tavoli o al drive-in: probabilmente d’inverno è chiuso, non per la scarsa affluenza, ma per gli obblighi scolastici dei gestori…!

Infine breve sosta ad Alpine per fare benzina e qualche acquisto da Family Dollar. In paese stavano preparando una festa per i giorni successivi: auto customizzate stavano già prendendo posto per essere esposte lungo la strada principale e gazebo erano già eretti sulle aiuole. Ci sarebbe piaciuto vedere questa festa, perché fiere e manifestazioni delle città rurali hanno sempre un fascino fantastico, ma purtroppo la mattina successiva la sveglia è suonata molto presto.

Giorno 2 in Wyoming

Jackson

La seconda giornata è iniziata presto, lasciando Etna alle 7 del mattino. Lungo la strada abbiamo attraversato Jackson, cittadina mondana e famosa per due motivi principali: da un lato il turismo di lusso con vip e miliardari che hanno qui le loro residenze, dall’altro il Jackson Hole Economic Symposium, uno degli incontri economici più influenti al mondo.

Mormon Row

Prima tappa: Mormon Row, con i suoi fienili di legno che spiccano sullo sfondo delle montagne Teton. È considerato lo spot fotografico più iconico del Wyoming, perché racchiude in un solo scatto l’epopea pionieristica dei coloni mormoni e la bellezza selvaggia delle Rocky Mountains.

Grand Teton National Park

Entrati nel Grand Teton National Park, abbiamo fatto visita al Visitor Center, poi percorso la Teton Park Road, fermandoci al Jenny Lake e al più tranquillo Leigh Lake. Una deviazione lungo la strada sterrata ci ha portati fino allo Spalding Bay Campsite, sulle rive del Jackson Lake, dove il silenzio della natura domina incontrastato.

Yellowstone National Park

Dopo pranzo a Colter Bay, abbiamo proseguito verso nord, costeggiando il Jackson Lake, fino a raggiungere l’ingresso sud di Yellowstone National Park. Prima tappa: il West Thumb Geyser Basin, un’area termale a ridosso del grande lago di Yellowstone, dove sorgenti colorate e geyser ribollenti incontrano le acque fredde. Vedere dal vivo queste fonti di acqua ribollente è decisamente impressionante. Fumarole, vapori e gorgoglii dappertutto.

Old Faithful

In serata siamo arrivati a Old Faithful, dove abbiamo dormito in uno dei bungalow dell’Old Faithful Lodge. Dormire nel parco è uno dei pochi metodi per poter evitare le file all’ingresso nella giornata successiva. La scelta di entrare a pomeriggio inoltrato e avere due notti prenotate all’interno del parco è dovuta proprio a questo motivo.

Due cose importanti per alloggiare qui:

  1. per dormire qui occorre prenotare diversi mesi prima;
  2. alloggiare all’Old Faithful Inn è sicuramente bellissimo, ma estremamente caro. Noi abbiamo optato per l’Old Faithful Lodge, che è proprio accanto e costa sempre parecchio, ma molto meno dello storico albergo di legno.

Old Faithful Gayser

Abbiamo assistito all’eruzione del celebre geyser e passeggiato nel bacino circostante, un’esperienza che fa capire perché Yellowstone sia stato il primo parco nazionale al mondo. Un posto davvero lunare.

L’Old Faithful Gayser non è il più grande del parco, ma è certamente il più famoso. Il perché è presto detto: è regolare e prevedibile. Altri gayser hanno una frequenza di eruzione irregolare e più o meno lunga, quindi possono volerci giorni di attesa prima di vedere del movimento. Old Faithfull invece erutta molto spesso e la previsione è precisa entro un margine di errore di pochi minuti. Quindi si può arrivare con comodo, trovare posto e attendere un tempo più che ragionevole per vedere lo spettacolo.

Ed è veramente uno spettacolo. Un getto di acqua e vapore alto qualche decina di metri: una vera potenza della natura.

Giorno 3 – Yellowstone

Yellowstone Grand Loop

La terza giornata in Wyoming è stata dedicata interamente al Grand Loop di Yellowstone, percorso ad anello che tocca tutte le principali attrazioni del parco: canyon, cascate, geyser, pianure dove avvistare bisonti e alci.

Qui non ci dilunghiamo: Yellowstone merita un articolo a sé, che pubblicheremo presto, per raccontare a fondo le meraviglie di questo parco immenso e unico al mondo. Intanto qualche foto.

Giorno 4 – Cody, la città di Buffalo Bill

La mattina dopo siamo partiti di buon ora per lasciare il parco in direzione est. Una curiosità: alloggiare all’Old Faitful Lodge significa anche scoprire la seconda mattina di essere talmente vicini al gayser più famoso del mondo da poterlo vedere eruttare dalla finestra del bagno mentre ti lavi i denti. Decisamente un risveglio scenografico!

Abbiamo costeggiato di nuovo lo Yellowstone Lake e abbiamo attraversato il Fishing Bridge.

La Buffalo Bill Scenic Byway

Lasciato Yellowstone abbiamo percorso la Buffalo Bill Scenic Byway, una delle strade panoramiche più affascinanti d’America. Segue il corso del North Fork Shoshone River, attraversa il Buffalo Bill State Park, costeggia il grande Buffalo Bill Reservoir e passa accanto alla diga che porta sempre il nome del grande eroe del West.

Cody, una città molto western

L’itinerario di oggi è tutto incentrato su William Frederick Cody, il leggendario Buffalo Bill, che sognava di trasformare questa regione in un polo agricolo e turistico. La città di Cody porta proprio il suo nome e fonda la sua fortuna essenzialmente su due cose:

  • Essere la porta di accesso al Parco di Yellowstone da est, quindi attraversata da migliaia di turisti che, dati gli spazi immensi della regione, devono per forza fare tappa qui.
  • Essere diventata un simbolo del Vecchio West grazie alla fama di Buffalo Bill e al Rodeo.

Abbiamo approfondito il ruolo di Buffalo Bill e del suo ruolo nella cultura americana in questo articolo: Il West di Buffalo Bill.

Irma Hotel

Arrivati a Cody, abbiamo pranzato all’Irma Hotel, costruito da Buffalo Bill stesso nel 1902 e intitolato alla figlia Irma. Abbiamo mangiato all’aperto, nel patio del ristorante, proprio davanti a un gruppo di turisti che aspettavano l’autobus che li avrebbe portati a vedere le attrazioni locali. Girovagare per l’emporio, sotto le teste di bisonte, fa rivivere l’epoca del Wild West, o almeno quella degli stereotipi più conosciuti.

Buffalo Bill Center of the West

Dopo un riposino al Big Bear Motel, il pomeriggio è stato dedicato al Buffalo Bill Center of the West, un complesso museale straordinario che raccoglie cinque musei: dal Buffalo Bill Museum al Plains Indians Museum, dal Whitney Western Art Museum al Draper Natural History Museum, fino al Cody Firearms Museum. Un condensato di storia, cultura e natura del West, imperdibile per chiunque passi da Cody.

Anche di questo museo abbiamo parlato nell’articolo Il West di Buffalo Bill.

Il Rodeo di Cody

La serata si è conclusa al Cody Nite Rodeo, il più famoso degli Stati Uniti. Il rodeo, con le sue prove di monta e abilità a cavallo, non è solo spettacolo: è un frammento autentico della cultura americana, che racconta il legame tra uomo, animale e lavoro nei ranch.

Giorno 5 – Praterie e montagne

Le enormi e vuote praterie del Wyoming

Il quinto giorno abbiamo lasciato Cody verso est lungo la US Highway 14, attraversando le immense praterie del Wyoming. Questo Stato ha la densità abitativa più bassa di tutti gli USA: solo sei persone per miglio quadrato. Guidare qui significa sentirsi davvero piccoli davanti all’infinito.

Ci siamo fermati in mezzo al nulla, sul Bridger Trail, per vedere se riuscivamo ad avvistare qualche mandria di cavalli selvaggi, ma purtroppo non ne abbiamo visti.

Abbiamo incontrato paesi minuscoli come Greybull o Shell, ma in realtà abbiamo visto molte più vacche che persone. Lo so che è un luogo comune, ma è assolutamente vero.

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Chimney Rock

A proposito di allevamenti, molto suggestivo il panorama attorno alla Chimney Rock.

Bighorn Scenic Highway

Abbiamo poi preso la Bighorn Scenic Highway, che si inoltra la Bighorn National Forest, con i suoi canyon scolpiti dall’acqua, i paesaggi che cambiano completamente curva dopo curva, l’altopiano sommitale e infine la spettacolare discesa verso Dayton, sul lato orientale. La vista che si apre dall’alto è davvero notevole, peccato fosse una giornata con parecchia foschia.

Dayton, Wyoming

A Dayton, piccolo paese dal sapore western, abbiamo pranzato al Dayton Mercantile, un locale che conserva l’anima di frontiera. Era il punto più a est del nostro road trip in Wyoming, prima di riprendere il viaggio verso nord entrando in Montana.

Un reel di riepilogo

Cinque giorni non bastano per esaurire il Wyoming, ma bastano per innamorarsene. Dai fossili di milioni di anni fa alle praterie senza fine, dai geyser di Yellowstone ai canyon del Bighorn, passando per la leggenda di Buffalo Bill a Cody, questo itinerario mostra come il Wyoming sia ancora oggi il cuore simbolico del Selvaggio West.

Non è solo natura: è storia, cultura, memoria collettiva. Viaggiando sulle sue strade panoramiche ci si rende conto che il mito del West non è un’invenzione di Hollywood, ma un’esperienza reale che vive ancora tra queste montagne e praterie.

Dopotutto, “Wyoming is what America was“

Andrea Stella
Andrea Stellahttps://emmeaservizi.it/
Laureato in Relazioni Internazionali all'Università di Bologna nel 2010, nel 2011 ho conseguito il Master di II Livello in Management presso la Bologna Business School. Dal 2011 al 2020 Marketing Manager, Project Manager ed Account per clienti di diversi settori e dimensioni all'interno dell'Agenzia di Comunicazione Guermandi Group. Dal 2020 al 2024 attivo come Libero Professionista, in qualità di Consulente di Comunicazione e Marketing Digitale. Dal 2025 socio e responsabile area marketing e comunicazione di EMME A Servizi.

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