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24 ore a Houston, Texas: arte e astronavi in una città in espansione

Houston è stata la nostra prima tappa texana in assoluto. Ci siamo arrivati nel tardo pomeriggio, in un caldo giorno d’estate del 2023, provenienti da New Orleans dopo aver costeggiato il Golfo del Messico. Appena varcato il confine, abbiamo subito capito che lo stereotipo per cui in Texas tutto è più grande non è poi così lontano dalla realtà: pick-up mastodontici, bandiere texane grandi come vele da regata e cartelli stradali con lettering extra-large ci hanno dato il benvenuto.

Abbiamo raccontato meglio questo spirito texano nel nostro articolo dedicato all’eccezionalismo del Texas, ma Houston ci ha subito fatto capire che non tutto qui è riconducibile ai cliché.

La Menil Collection: Houston inizia con l’arte

La nostra prima tappa in città è stata The Menil Collection, un museo gratuito, immerso in un quartiere artistico fatto di prati verdi, giardini curatissimi, musei, residenze per artisti, installazioni, gallerie d’arte, strade alberate e silenzio irreale. Una zona che – e non è un’esagerazione – potremmo immaginare nel sud della Francia, non in una metropoli americana da oltre due milioni di abitanti.

La collezione nasce dal mecenatismo di John e Dominique de Menil, coppia raffinata di collezionisti franco-americani che ha portato a Houston opere di Picasso, Magritte, Rothko e altri protagonisti dell’arte moderna. Il complesso museale è elegante, sobrio e accessibile: l’edificio principale del museo è stato progettato da Renzo Piano e lo visitiamo pieni di stupore e meraviglia. Le pareti bianchissime e il modo con cui la luce penetra nelle sale è davvero particolare.

Ok, avevamo letto qualcosa a proposito di questo posto, ma non ci aspettavamo una cosa così. Qui, lo stereotipo del Texas da rodeo e barbecue, da cowboy e spacconate, cede il passo a un’anima culturale e cosmopolita che ci ha sinceramente stupito. Questo è il motivo per cui vale la pena girare in auto per gli Stati Uniti. Per lasciarsi sorprendere da posti come questo, che fanno crollare i pregiudizi.

La Rothko Chapel

Eravamo venuti nel quartiere per vedere quest’opera famosissima in realtà.

La Rothko Chapel è uno dei luoghi più insoliti, silenziosi e spiritualmente intensi che si possano visitare a Houston (e non solo). È una cappella interreligiosa e un centro per i diritti umani, ma è anche un’opera d’arte totale, pensata e realizzata in stretta collaborazione con l’artista Mark Rothko.

La cappella è stata commissionata negli anni ’60 da John e Dominique de Menil, i milionari mecenati di cui sopra, noti per la loro visione progressista e per l’impegno nel promuovere un dialogo tra arte, spiritualità e diritti civili.

Mark Rothko, maestro dell’espressionismo astratto, accettò con entusiasmo la sfida di creare un luogo che fosse insieme spirituale e artistico, ma non legato a una religione specifica. Il risultato è una struttura ottagonale in mattoni, dall’esterno semplice e senza simboli, ma che all’interno ospita 14 tele monumentali di Rothko, in tonalità scure e profondissime, che richiedono uno sguardo lungo, silenzioso, meditativo.

Nella Rothko Chapel non c’è altare, non ci sono immagini sacre, né parole da recitare. Si entra in silenzio e ci si siede. Lì dentro si sperimenta il tempo che rallenta: le grandi tele, quasi nere ma in realtà cariche di sfumature, sembrano cambiare a seconda della luce, della tua posizione, del tuo stato d’animo. È un’esperienza che può risultare disorientante o profondamente toccante, a seconda della disponibilità ad “ascoltare il silenzio”. Eh, si ovviamente, per le anime povere di spirito come la mia, può anche risultare un po’ noiosa dopo qualche minuto.

Libri e tex-mex: Brazos e Ninfa’s

Dopo l’arte, la cultura scritta. Ci siamo fermati alla Brazos Bookstore, un luogo perfetto per chi vuole capire cosa si muove nell’editoria americana indipendente. Margherita ha potuto curiosare tra nuove uscite, piccole case editrici e scaffali con i consigli dello staff, che sono sempre quelli più interessanti per scoprire chicche nascoste e nuove tendenze.

La sera ci siamo diretti a Downtown, per respirare un po’ di skyline e cenare in un ottimo ristorante tex-mex: The Original Ninfa’s Uptown. Tacos, fajitas e margarita in abbondanza, in un’atmosfera vivace ma curata. Cibo ottimo, ma l’ambiente mancava un po’ di personalità.

FAO: il bar segreto con vista e jenga gigante

Durante la cena ho scovato su Instagram un posto misterioso: FAO, un “locale segreto” al piano alto di un edificio per uffici, senza insegne. Per entrare serviva conoscere il codice della porta e il piano dell’ascensore.

Ho deciso di andarci facendo una sorpresa a Margherita. Grazie qualche informazione scovata online siamo riusciti a entrare. Margherita era convinta che stessi sbagliando posto, ma è stata divertita dal no-sense di me che mi spacciavo per esperto local a conoscenza dei codici segreti, pur essendo la mia prima volta in città.

Il locale era grande e con tantissimi video-game e giochi fisici, oltre che schermi giganti per guardare lo sport. Ci siamo fermati a bere qualcosa su una splendida terrazza con vista sullo skyline della città e… abbiamo giocato con un jenga gigante.

L’atmosfera era rilassata e sicuramente in altre serate la grande sala giochi è molto più chiassosa: non c’era molta gente – ed è stato perfetto così.

Joy Palace: sconsigliato

Per dormire avevamo prenotato in uno di quei complessi recintati che abbondano nelle città americane. Le foto sembravano promettenti, con campi da tennis e piscina, la realtà molto meno: appartamento enorme ma sporco, atmosfera inquietante e struttura che sembrava uscita da un horror di serie B.

Lo sconsigliamo senza esitazioni.

Il quartiere non era particolarmente pericoloso, anzi: la maggior parte degli inquilini sembravano essere infermieri e impiegati del settore medico, coerente con il fatto che Houston è famosa per il suo Texas Medical Center, uno dei poli ospedalieri e di ricerca più grandi al mondo. Ma l’energia del posto… semplicemente, no.

NASA Space Center

La mattina seguente ci siamo diretti verso una delle tappe più attese del viaggio: il NASA Johnson Space Center.

Un posto straordinario, sia per chi è appassionato di spazio sia per chi vuole semplicemente vedere da vicino razzi, simulatori, capsule e pezzi di storia dell’esplorazione spaziale.

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L’ingresso dello Space Center di Houston

Un consiglio: prendetevi mezza giornata piena, e prenotate in anticipo il tour del Mission Control Center, quello vero, da cui venivano diretti i voli delle missioni Apollo.

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“Houston, abbiamo un problema”

Non ci dilunghiamo a raccontare tutto qui, faremo un articolo apposito su questo posto, perché merita più attenzione.

Houston, città senza regole (urbanistiche)

Houston è una città in continua espansione. Innanzitutto in termini di popolazione dato che è una delle metropoli USA con la crescita più rapida e ha superato Chicago ottenendo il terzo posto fra le città più popole d’America dopo Los Angeles e New York. Ma quello che colpisce noi europei è la sua forma urbana.

A differenza di quasi tutte le città americane, Houston non ha un “piano regolatore” vero e proprio. Non ha un codice di zonizzazione basato sull’uso del territorio (residenziale, commerciale, industriale, ecc.) come avviene nella maggior parte delle città americane. I cittadini hanno respinto proposte di zoning nel 1948, 1962 e 1993.

Il risultato? Un tessuto urbano all’apparenza molto disordinato, dove un supermercato può sorgere accanto a un grattacielo di uffici, e subito dopo ci si può imbattere in una fila di villette. Ai nostri occhi europei, abituati ai centri città ben identificati dalla piazza principale, dalla Chiesa, poi alle zone residenziali, a quelle industriali, ecc… è come se tutta la città fosse un’unica, gigantesca periferia. Ma sorprendentemente funziona.

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Houston Downtown

Houston: una delle città migliori in cui vivere

Questa assenza di zonizzazione ha anche un lato positivo: non esistono veri e propri “ghetti” e le comunità si mescolano in modo più fluido rispetto ad altre città americane. Inoltre tutti hanno i servizi abbastanza vicino a casa.

L’economia galoppa più che in altre zone d’America I settori trainanti includono energia, sanità, aerospazio, tecnologia e manifattura avanzata, con oltre 22 società Fortune 500 presenti nella Greater Houston. E’ considerata tra le metropoli più accessibili in termini di costo della vita, con spese complessive circa il 6% sotto la media USA e il 29% più basse rispetto alle 20 maggiori aree metropolitane. Inoltre, la mancanza di imposta statale sul reddito in Texas significa più soldi in tasca ogni mese.

Secondo la classifica U.S. News & World Report 2025‑2026, Houston e uno dei suoi sobborghi si sono piazzati tra le “top 10 migliori città in cui vivere” negli Stati Uniti grazie a qualità della vita, valore economico e opportunità.

Chi viene qui dall’Europa spesso fraintende Houston, perché l’assenza di quelli che noi consideriamo punti di riferimento (piazze, chiese, eccc..), ce la fa sembrare “brutta”. Esteticamente può non avere gli spunti di altre città, ma le persone continuano a trasferisi qui. Lo fanno non solo per motivi pratici — affordabilità, lavoro, clima fiscale favorevole — ma anche per il mix unico di diversità culturale, opportunità di carriera e stile di vita urbano con restrizioni limitate rispetto ad altre metropoli statunitensi.

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Houston UpTown al tramonto

Houston in 24 ore

Ventiquattro ore non abbastanza per conoscerla, questo è sicuro, ma è sufficiente per capire che è una città che sfugge alle etichette. È gigantesca, certo. Ma è anche piena di angoli inattesi, di cultura, di contrasti e persino scorci molto più europei di quanto ci saremmo aspettati.

La verità è che Houston è un puzzle urbano senza istruzioni, e proprio per questo… ci è piaciuta.

Se passate di qui quindi, sospendete il giudizio ed esplorate la città senza pregiudizi. Mettete da parte lo sguardo europeo e osservatela con sguardo americano. Solo così potete sperare di entrare un po’ nelle sue logiche.

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Potevamo forse andare via senza una capatina al Toyota Center, home court degli Houston Rockets?
Andrea Stella
Andrea Stellahttps://emmeaservizi.it/
Laureato in Relazioni Internazionali all'Università di Bologna nel 2010, nel 2011 ho conseguito il Master di II Livello in Management presso la Bologna Business School. Dal 2011 al 2020 Marketing Manager, Project Manager ed Account per clienti di diversi settori e dimensioni all'interno dell'Agenzia di Comunicazione Guermandi Group. Dal 2020 al 2024 attivo come Libero Professionista, in qualità di Consulente di Comunicazione e Marketing Digitale. Dal 2025 socio e responsabile area marketing e comunicazione di EMME A Servizi.

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