Nelle ultime settimane ho dedicato molto tempo all’analisi degli annunci arrivati dal Google I/O 2026 e ho prodotto alcuni articoli che sono stati pubblicati sul blog di Guermandi Group:
- Creare contenuti nell’epoca dell’AI
- Deep Search: cos’è e come cambia le regole per chi crea contenuti
- La rivoluzione di Google Ricerca.
Ho deciso di affrontare questi temi perché il digital marketing sta attraversando un cambiamento epocale. Le intelligenze artificiali non si limitano più a fornire link, ma restituiscono risposte complesse, sintesi e interazioni dirette. Ci troviamo di fronte a una tecnologia nuova e le conseguenze non sono ancora per nulla chiare. Tuttavia, per chi si occupa di marketing digitale, è fondamentale analizzare e comprendere questi cambiamenti fin da ora, per non rischiare di venirne letteralmente travolti.
Le novità di Google I/O 2026: l’era degli Agenti
La più importante conferenza di Mountain View, il Google I/O 2026, ha sancito il passaggio definitivo della Ricerca in una nuova dimensione, confermato anche da articoli ufficiali del Blog di Google come “I/O 2026: Benvenuti nell’era degli agenti Gemini“ e “Una nuova era per la Ricerca con l’AI“.
Abbiamo assistito al più profondo aggiornamento del motore di ricerca degli ultimi 25 anni. La storica e minimale barra di ricerca è scomparsa, sostituita da un’interfaccia intelligente alimentata dal modello Gemini 3.5 Flash, capace di gestire ricerche “multimodali” incrociando testo, immagini, file e video simultaneamente.
Ma la vera rivoluzione è il passaggio da un motore “passivo” a un ecosistema “proattivo” basato sugli Agenti di Ricerca (Information & Booking Agents). Google ora lavora in background 24/7 per conto dell’utente: monitora il web, incrocia dati, prenota tavoli al ristorante e, grazie alla tecnologia Google Antigravity, è persino in grado di programmare mini-app su misura (come tracker e dashboard) per gestire progetti complessi.
Il paradosso del traffico: se l’AI dà le risposte, ha ancora senso investire nel sito web?
Di fronte a queste novità storiche, in cui Google trattiene gli utenti offrendo riassunti iper-specifici e risposte generative dirette, nel nostro settore sta serpeggiando un’obiezione logica: a cosa serve possedere e curare un sito web? Non stiamo investendo in un canale morto?.
Questo è il grande paradosso del traffico web nell’era dell’AI. Per risolverlo, dobbiamo ribaltare la nostra prospettiva: il sito web non sta perdendo importanza, sta diventando l’asset più critico in assoluto.
Il malinteso nasce dalla vecchia concezione secondo cui il sito debba ospitare esclusivamente “visitatori umani cliccanti”. Come spiega brillantemente Giorgio Taverniti nel suo video “Google ti dice come ottimizzare per la GEO (ma la chiama SEO)“, oggi internet non è fatto solo di persone, ma è composto da tre entità distinte: le persone, i bot e gli agenti AI. Le tue pagine web devono rispondere a tutte e tre.
Nell’era della ricerca agentica, il sito web diventa la “fonte di verità” ufficiale e strutturata per gli agenti AI di Google. La Deep Search di Google utilizza il “query fan-out” per scomporre le domande degli utenti ed effettuare centinaia di ricerche simultanee per creare report esperti. Se smetti di investire nel tuo sito, l’AI semplicemente non avrà dati di qualità da elaborare e il tuo brand smetterà di esistere nei risultati generativi.
Due scenari concreti: dal Local al B2B
Per comprendere quanto sia cruciale il sito web, guardiamo a due scenari specifici:
- Scenario Local (“Agenzia di comunicazione a Bologna”): in passato “bastava” ottimizzare i testi e la scheda Maps. Domani, l’agente AI andrà a scansionare il sito web per validare la tua agenzia, cercando prove reali, casi studio e dati sulle competenze del team. Se il sito è povero, l’AI ti escluderà dalle opzioni che proporrà all’utente.
- Scenario B2B di nicchia: quando un responsabile acquisti delegherà all’AI la ricerca di un fornitore di componenti elettrici con determinate certificazioni, l’AI farà un crawling profondo. Se l’azienda ha abbandonato il sito convinta che “la SERP è morta”, l’agente non troverà i PDF tecnici strutturati né le certificazioni, scartando l’azienda prima ancora che l’acquirente umano possa valutarla.
Come adattare i propri asset digitali
Per non sparire, dobbiamo trasformare i nostri siti in architetture “AI-Ready”. I testi banali o il “commodity content” scritto per compiacere i vecchi algoritmi non servono più a nulla, verranno ignorati dai filtri antispam dell’intelligenza artificiale.
Oggi serve investire su:
- Dati strutturati avanzati (Schema.org): il codice deve essere machine-readable in modo che i “crawlers agentici” estraggano le informazioni senza fraintendimenti.
- Contenuti a profondità inimitabile: ricerche originali, whitepaper e case history. Come ricorda Taverniti, serve lavorare sulla rilevanza contestuale, creando la risposta migliore possibile per istruire correttamente gli agenti.
- Hub di Reputazione (E-E-A-T): le pagine aziendali devono dimostrare documentalmente competenza, autorevolezza e affidabilità.
- Interfacce abilitanti (API e Feed): se l’agente di Google vuole completare un’azione (come verificare una disponibilità a magazzino), il sito deve permetterglielo attraverso feed puliti e sistemi aperti.
Conclusione: un punto di non ritorno per il Digital Marketing
Il settore del marketing digitale è cambiato per sempre. È del tutto inutile aggrapparsi alle metriche di volume o alle tipologie di servizi standardizzati (come i classici articoli SEO riempitivi o l’ottimizzazione basilare delle parole chiave) che si offrivano alle aziende fino a qualche anno fa.
La tecnologia non tornerà indietro. La transizione verso un web co-gestito dagli agenti artificiali è un dato di fatto. Chiudersi a riccio o aspettare passivamente che il mercato si stabilizzi è il modo migliore per condannare il proprio business all’invisibilità. Oggi la vera sfida è rimettersi a studiare i nuovi sistemi (come la GEO e le piattaforme agentiche) e fare decisivi passi avanti, trasformando i vecchi siti in hub di dati capaci di dialogare con le intelligenze del futuro.

