La trama di Con Rabbia e Con Amore
Andrea Costa vive a Bologna, ha mollato l’università e lavora come magazziniere in un grande centro di bricolage. È un’esistenza scandita da turni alienanti che consumano il suo tempo e soffocano il suo sogno di diventare scrittore. Animato da un profondo risentimento verso “quelli lì” — la classe privilegiata che vive di rendita — Andrea vede il mondo attraverso la lente del conflitto sociale.
Tutto cambia quando si innamora di Claudia, una ragazza che appartiene proprio a quel mondo che lui tanto disprezza.
Tra rabbia generazionale e desiderio di rivalsa, questo romanzo esplora la lotta di un giovane uomo con sè stesso e contro la società per riappropriarsi del proprio tempo e della propria dignità.

Cosa c’è dentro questo libro
In questo libro ci sono tante cose. C’è lo smarrimento e il disagio di un ragazzo che diventa uomo. C’è il precariato e un mondo del lavoro respingente. C’è una Bologna spogliata della retorica e vista dal punto di vista della periferia pendolare. C’è un tentativo encomiabile di ricostruzione di po’ di coscienza di classe, senza più le coordinate ideologiche del secolo scorso. C’è la depressione. Ci sono l’amore, l’amicizia e rapporti famigliari complicati. C’è l’alienazione.
A dominare tutto sono però due cose.
L’over-ragionare su ogni cosa del protagonista, che lo rendono spesso un po’ pesante e pedante, anche agli occhi dei suoi amici, ma che ci permette di entrare a fondo nel suo flusso di pensieri e di capire come si generano rabbia e depressione.
L’invidia di classe, che è il vero motore della sua rabbia e che gli fa vedere il suo mondo non come quello che realmente è, cioè un giovane senza vincoli e senza debiti, con un lavoro e un appartamento in una delle città più ricche e culturalmente stimolanti del mondo, ma come una gabbia dentro cui è preclusa ogni cosa che vorrebbe.
Lo stile
È un bel libro. Certamente utile. I capitoli corti, il ritmo, l’ironia che non manca, rendono la lettura scorrevole anche nelle parti più “pesanti” del racconto.
Nelle prime pagine mi ha ricordato un po’ lo stile di Paolo Nori. Forse per la parlata emiliana, forse per il ritmo veloce di alcune paprti e il passare da un elemento all’altro, accatastandoli in un flusso di coscienza continuo.
Ok, non è Paolo Nori. Non ancora. Paolo Nori ha il dono di parlare di cose piccole e renderle universali. Qui invece l’intenzione è proprio di partire parlando di cose molto grandi. Però è un buon inizio.
In certi punti mi ha ricordato alcune cose di Zerocalcare. Anche qui c’è un armadillo, impersonato dal migliore amico, anche qui ci sono flussi di pensieri instoppabili e autocritica a fiotti su ogni piccola cosa.

Un pregio del libro
Ragiona sul mondo del lavoro moderno, dichiaratamente da sinistra. Fa un buon ritratto di un giovane politicamente impegnato, ma che fatica a trovare spazi di aggregazione e partecipazione soddisfacenti.
Il lavoro nel 2026 non è più il punto di arrivo, né un mezzo efficace per esprimere sè stessi e realizzarsi. Il lavoro è una gabbia che toglie tempo ed energie a ciò che si è veramente. Questo è un grande tema, perché si scontra frontalmente con le strutture del mondo per come lo abbiamo ereditato. È un problema senza soluzione al momento, ma che certamente merita un dibattito.
Un difetto del libro
Come molte opere prime, è un po’ troppo infarcito di cose. L’autore ha voluto metterci dentro tutto, a volte forse troppo. Questo non è un difetto, nella misura in cui riflette il modo di ragionare del protagonista, mettendo in mostra tutto ciò che gli passa per la testa. Diventa un difetto quando si buttano dentro giudizi su ogni cosa, senza approfondirli perché dopo due righe la narrazione procede verso altri lidi. Ad attenuare il problema c’è il dubbio: il protagonista dubita spessissimo dei propri pensieri e dei propri giudizi.
Da leggere?
E’ un esordio nient’affatto male. Vorrei sicuramente leggere altro di questo autore. Nel frattempo, mi accontento di ascoltare il suo podcast settimanale, che è certamente uno dei più interessanti podcast usciti negli ultimi mesi.
Qui il primo episodio, ce ne sono molti altri:

