Da vicino: raccontare la guerra oggi è un’antologia di saggi pubblicata nella collana Maverick di Einaudi e possiede una spina dorsale narrativa chiarissima e potente.
Il libro, curato dallo scrittore e giornalista Paolo Giordano, mette insieme alcune delle firme più autorevoli, attive e coraggiose del giornalismo di guerra italiano contemporaneo: Cecilia Sala, Annalisa Camilli, Nello Scavo, Daniele Raineri, Margherita Stancati e Lorenzo Tondo. La vera “trama” del libro è una riflessione sul giornalismo e sul mestiere dell’inviato di guerra, che questi professionisti compiono lungo i fronti più caldi e drammatici del pianeta — dall’Ucraina alla striscia di Gaza, passando per l’Afghanistan, la Siria, l’Iran e le rotte del Mediterraneo. Non si tratta di una cronaca distaccata, ma del racconto in presa diretta di cosa significhi stare “lì”, dove la distruzione ridefinisce i confini dell’umano, per raccogliere le storie di chi la guerra la subisce o la combatte ogni giorno.

Cosa c’è dentro questo libro
Dentro questo libro c’è un’analisi lucida e a tratti dolorosa del nostro presente. C’è la polvere delle macerie, il rumore dei droni, lo shock che si trasforma in routine e la complessità di scenari geopolitici che spesso l’opinione pubblica occidentale preferisce liquidare con slogan polarizzati. Ma soprattutto ci sono le riflessioni su cosa significhi fare giornalismo sul campo oggi, in un epoca in cui l’attenzione svanisce in fretta e le verità sembrano cambiare a seconda del momento.
A dominare il testo sono però due grandi macro-temi:
- La crisi dell’ecosistema informativo moderno: Gli autori riflettono su come i social network, gli algoritmi e l’Intelligenza Artificiale abbiano stravolto la percezione dei conflitti. Oggi siamo inondati da un flusso ininterrotto e non filtrato di immagini, video e tweet dal fronte. Questa apparente sovrabbondanza non ci rende più informati, ma rischia di anestetizzarci o di arruolarci in una sorta di “guerriglia culturale” digitale, dove la verità diventa la prima vittima.
- Il valore etico della presenza fisica: In aperta continuità con la lezione di Susan Sontag nel suo storico saggio Davanti al dolore degli altri, il libro si chiede cosa facciamo davvero di fronte all’orrore consumato in pochi clic. La risposta dei contributori è unanime: l’unico modo per spezzare la logica delle bolle digitali e della polarizzazione da tastiera è guardare le persone negli occhi. Concentrarsi sulla singola testimonianza umana permette di restituire la complessità irriducibile della realtà.
Lo stile
Paolo Giordano compie un eccellente lavoro di cura, stendendo un filo conduttore invisibile che unisce stili di scrittura profondamente diversi ma complementari.
Ogni autore ha il proprio modo di raccontare, molto riconoscibile per chi segue quotidianamente i loro lavori. Alcuni autori si sono concentrati di più su ricordi personali, altri hanno compiuto un’astrazione maggiore per cercare di rispondere allo stimolo iniziale di Giordano, ma sicuramente tutti hanno danno un contributo fondamentale per approfondire il tema centrale.
Il registro è generalmente sobrio e asciutto, che lascia che sia la forza intrinseca dei fatti e dei ragionamenti a colpire il lettore. È uno stile metagiornalistico: mentre racconta la guerra, il libro si concentra sulla la fatica, i dubbi e la responsabilità di chi quella guerra la deve tradurre in parole per chi è rimasto a casa.
Un pregio del libro
Il grande pregio di questo volume è la sua straordinaria utilità come manuale di media literacy (alfabetizzazione ai media) per il lettore comune. In un’epoca in cui chiunque possieda uno smartphone si sente in diritto di improvvisarsi reporter, Da vicino ci ricorda perché il giornalismo professionista sul campo sia un presidio democratico insostituibile. Spiega in modo chiaro che il valore del corrispondente non risiede solo nel “mostrare” l’evento, ma nel verificarlo, contestualizzarlo storicamente e difenderlo dalle campagne di disinformazione di massa.
Un difetto del libro
Il libro non pretende di essere esaustivo, quindi il non arrivare ad una conclusione non è imputabile come difetto. Ci sono moltissimi spunti di riflessione utili per ragionare in autonomia e crearsi il proprio percorso attraverso i labirinti dei media moderni.
L’unico vero difetto è la pessima qualità della lettura per chi lo ascolta in audiolibro su Storytel. La voce femminile in particolare, è a tratti quasi inascoltabile e rischia di distogliere l’attenzione da brani che invece la meritano tutta. Il consiglio quindi è di leggerlo in forma cartacea, dove si può apprezzare il testo con il proprio ritmo, dando il giusto peso alle parole e prendendosi le giuste pause per assimiliare i concetti.
Da leggere?
Assolutamente sì. È una lettura necessaria per chiunque, specie per chi si sente smarrito, confuso o nauseato dal modo in carenza di approfondimento con cui i media tradizionali e i social affrontano i conflitti odierni. Da vicino non vi darà risposte semplici, né vi dirà per chi parteggiare acriticamente, ma vi fornirà gli strumenti critici ed empatici per ragionare sulle cose in modo più approfondito.

