Visitare il Colorado è sempre stato un mio grande sogno. Fin da piccolo sono stato un adorante appassionato di montagna, neve, sci, snowboard: il Colorado sembrava davvero la mecca per la gente con questo tipo di passioni. Senza contare il fascino del West e della Frontiera e, dulcis in fundo, il fatto che Denver fosse una delle location principali di On the Road di Jack Kerouak, uno dei miei libri preferiti.
Nel 2024 nel corso di un grande viaggio on the road nel South West, stavamo improvvisando l’itinerario giorno per giorno, cosa che si avvicina molto al mio ideale di libertà assoluta. Prima della partenza per gli USA l’idea era di visitare il New Mexico e poi continuare verso il Texas occidentale, che non avevamo mai visto. Più ci avvicinavamo però, più ci sembrava che il Texas con le sue distanze monumentali, meritasse una visita ad hoc e che, dovendo poi tornare fino a Los Angeles, saremmo andati troppo a est. Quando la mia compagna propose di virare verso nord e sostituire il Texas con il Colorado, mi ha convinto immediatamente.

5 giorni in Colorado
Siamo entrati in Colorado a metà agosto e abbiamo girato lo stato per 5 giorni, fra parchi, cittadine universitarie, grandi metropoli e villaggi montani. Dalla natura incontaminata delle Montagne Rocciose, alle viste sterminate sulle Grandi Pianure. Tutto quello che avevo sempre sognato da ragazzo, l’ho trovato davvero: le mie aspettative non sono state affatto deluse!
Qui di seguito il nostro itinerario dei cinque giorni in cui siamo stati in Colorado.
Giorno 1
Siamo entrati in Colorado arrivando da sud, dopo alcuni giorni davvero magnifici in New Mexico. Al mattino abbiamo visitato Taos Pueblo e abbiamo varcato il confine di stato circa a mezzogiorno sulla CO159.
La San Louis Valley
La strada corre dritta filata verso nord attraversando la San Luis Valley, una valle pianeggiante circondata da alte montagne. A dire il vero, abbiamo scoperto che anche il fondovalle è molto alto rispetto agli standard delle pianure europee: eravamo a 2300m sul livello del mare!

Questa vasta pianura offre un paesaggio estremamente affascinante, ma non un granché dal punto di vista delle risorse economiche per i residenti. E’ stata raccontata nel romanzo Cheapland Colorado di Ted Conover, edito in Italia da Black Coffee: non l’ho ancora letto, ma dicono sia bellissimo. Pare che qui sia possibile comprare un lotto di terra da cinque acri per 5000 dollari o anche meno e che per questo abbia attirato una popolazione di emarginati, complottisti, minoranze… insomma, un posto affascinante anche dal punto di vista della fauna, ma decisamente impegnativo.
San Luis
Ci siamo fermati a pranzo in un posticino decisamente “sincero” a San Luis: il San Luis Coffee Company. Un paio di panini non particolarmente memorabili, ma un pavimento molto particolare, realizzato con migliaia di monetine.

La cittadina è piccola e nel pomeriggio di agosto sembra quasi deserta. E’ il capoluogo della contea di Costilla e conta ben meno di 1000 abitanti. Anche se è molto più giovane rispetto ai vicini pueblo del New Mexico, San Luis si vanta di essere la città più vecchia del Colorado. Si vanta in questo caso non è un modo di dire: è scritto a caratteri cubitali sulla collina che sovrasta il centro del paese.

Perché una cittadina così antica proprio qui? Perché di qui passava il North Branch dell’Old Spanish Trail, l’antico percorso che collegava Santa Fe (New Mexico) a Los Angeles (California).
Great Sand Dunes
Dopo pranzo abbiamo raggiunto il Great Sand Dunes National Park. Un posto davvero incredibile, dove a quasi 2500 metri di altitudine, ai piedi di montagne ancor più alte, ci sono immense dune di sabbia, create dal combinato disposto di erosione, vento e morfologia del territorio.

Le dune arrivano a oltre 200 metri di altezza, il che rende il paesaggio davvero surreale: il Sahara con le montagne verdi tutto attorno. Camminare sulla sabbia con il vento fra i capelli e il fiato corto per l’altitudine è un’esperienza davvero singolare e decisamente impareggiabile.

Nel parco si possono noleggiare delle specie di slittini per scivolare lungo le dune. Noi ci siamo limitati a un giro a piedi.

Dopo la passeggiata a piedi abbiamo preso una stradina sterrata in macchina. Dopo aver oltrepassato un campeggio e aver dovuto lasciare strada a tanti turisti a cavallo, abbiamo desistito e siamo tornati indietro. Purtroppo per proseguire sarebbe servita una macchina più alta e 4×4.
Questo parco è caldamente consigliato!
Colorado Springs
La sera del primo giorno in Colorado siamo arrivati a Colorado Springs, una cittadina molto bella e molto americana. Sorge proprio sotto a Pike Peaks, una delle montagne più famose degli Stati Uniti e sede di una famosa gara di corsa in salita (dà il nome anche a molti modelli sportivi di auto e moto, compresa una versione della Ducati Multistrada, ad esempio). Pike Peaks è definita America’s Mountain, perché si dice che la vista dalla sua vetta ispirò Katharine Lee Bates a scrivere le parole dell’inno “America the Beautiful”.

Colorado Springs è la sede del Comitato Olimpico degli U.S.A., nonché del U.S. Olympic and Paralympic Museum e del training center per gli atleti, ma è anche la città dove Nikola Tesla installò il suo laboratorio e condusse molti dei suoi celebri esperimenti.

Dopo giorni di New Mexico, Colorado Springs ci è sembrata avere un tenore di vita medio decisamente più alto. Abbiamo cenato in una bella e moderna birreria su Tejon Street, la Oskar Blues Grill & Brew, situata dentro un edificio storico chiamato Degraff Building.

Dopo cena abbiamo fatto una passeggiata per downtown ammirando i giovani, soprattutto ispanici, che facevano avanti e indietro per downtown con musica a palla a mostrare in parata le loro auto customizzate. I marciapiedi erano pieni di luci e tante persone a piedi: una cosa decisamente insolita per gli Stati Uniti cui siamo abituati.

Ultima curiosità di giornata: il 2024 era un anno elettorale e proprio a Colorado Spring abbiamo visto per la prima volta le cassette utilizzate per il voto postale, che tanto ha avuto impatto nelle ultime due elezioni presidenziali.

Abbiamo dormito al Red Wing Motel di Manitou Springs, nella periferia ovest di Colorado Springs.
Giorno 2
Garden of the Gods
Il secondo giorno ci siamo svegliati di buon mattino per visitare il Garden of the Gods, un parco davvero splendido e pienissimo di animali. Un parco gratuito e frequentatissimo dai cittadini di Colorado Springs. Non mi dilungo su questo parco: ne avevamo già parlato diffusamente in un articolo apposito.
Leggi l’articolo dedicato: Garden of the Gods: il parco più spettacolare di Colorado Springs

Denver
Lasciata Colorado Springs ci siamo diretti a nord, verso la capitale del Colorado: Denver.
Dopo essere passati davanti alla Ball Arena per la foto di rito al palazzetto dei Nuggets di Nikola Jokic, abbiamo parcheggiato proprio vicino alla Larimer Square citata da Kerouak e dà li abbiamo iniziato una lunga passeggiata per la citta, che ci ha portato a visitare diversi posti notevoli.

Prima tappa la Union Station, la vecchia stazione dei treni, dove ora ci sono ristoranti e librerie molto frequentate. Un bell’esempio di recupero urbano di un edificio dall’architettura notevole.

Poi abbiamo riattraversato lower downtown per passare davanti al Performing Art Complex, struttura che ci ha veramente colpito. Non lo conoscevamo affatto, ma a quanto pare è uno dei più grandi e importanti centri per le arti performative negli Stati Uniti. Questo vasto complesso culturale copre circa 12 acri (quasi 5 ettari) e si estende su quattro isolati, collegando oltre una dozzina di spazi per spettacoli e strutture dedicate alle arti sotto un unico tetto in vetro alto circa 80 piedi (24 m), noto come The Galleria.
Vi ricordo che Denver è detta the Mile High City perché è circa a 1600 metri di altitudine e situata ai piedi delle Montagne Rocciose. Qui gli inverni possono essere davvero rigidi: un complesso come questo viene molto comodo nei lunghi mesi nevosi.

All’interno del complesso ci sono:
- Ellie Caulkins Opera House – un elegante teatro d’opera con circa 2.225 posti, rinomato per le sue produzioni di opera e balletto.
- Temple Hoyne Buell Theatre – il teatro principale per i grandi musical e spettacoli, con quasi 2.900 posti.
- Boettcher Concert Hall – sala concerti famosa per la sua acustica e per l’esperienza “in the round”, con circa 2.600 posti.
- Helen Bonfils Theatre Complex – un gruppo di teatri più piccoli (come Wolf, Kilstrom, Singleton, e Jones) utilizzati per produzioni teatrali di varie dimensioni.
- Garner Galleria Theatre – uno spazio per cabaret e spettacoli più piccoli.
- Donald R. Seawell Grand Ballroom
Proprio dall’altro lato del complesso c’è invece un bello Sculpture Park.

Proseguendo lungo la 14th Street, si incontra l’immenso Colorado Convention Center, con il Big Blue Bear che sbircia curioso dalla finestra.

Terminata la passeggiata e decisamente accaldati, abbiamo deciso di fare una capatina al Denver Art Museum per sfruttare l’aria condizionata, visitare l’edificio molto particolare e ammirare le opere ivi custodite.



Dall’ultimo piano del museo si gode una vista notevole su downtown e in lontananza si vede anche l’Empower Field, lo stadio dei Denver Broncos.



Lookout Mountain Park
Dopo il museo ripartiamo verso nord, ma prima di lasciare la zona di Denver, saliamo sul monte più vicino per andare a visitare il Lookout Mountain Park. Qui le attrazioni sono due: la vista pazzesca sulla città e le Grandi Pianure e la tomba di Buffalo Bill.

Di Buffalo Bill abbiamo già diffusamente parlato in un articolo dedicato che trovate qui: Il West di Buffalo Bill.

Boulder
Ancora verso nord dunque. Lungo la 93, perché a noi le autostrade non piacciono molto. Tappa a Boulder, graziosa (e ricca) città universitaria, famosa per essere stata la sede della Zona Libera e città di Mother Abigail ne L’ombra dello scorpione di Stephen King.
Anche per questa città abbiamo scritto un articolo dedicato che trovate qui: Boulder, Colorado, vale una sosta?

Estes Park
Nelle nostre intenzioni la giornata non doveva essere così lunga. La nostra prima idea era di fermarci a Boulder e continuare verso nord il giorno dopo, ma una concomitanza di due cause ci hanno convinto a continuare fino a Estes Park. La prima: la carenza di alloggi a Boulder, essendo noi capitati in città proprio nel weekend di benvenuto delle matricole, giornate in cui molte famiglie alloggiano qui mentre i figli si sistemano. La seconda: il giorno dopo è in programma l’ingresso in un grande parco nazionale, quindi meglio essere ai varchi la mattina presto per evitare code.
Lasciata in fretta e furia Boulder per colpa di un temporale estivo, continuiamo dunque sulla 36 verso Estes Park. La strada si insinua finalmente fra le montagne verdeggianti e inizia a sentirsi aria di vera montagna.
Arriviamo che è buio e non vediamo molto della cittadina. Unica cosa che proviamo a vedere è lo Stanley Hotel, che ha ispirato Stephen King nell’ideazione di Shining, ma in realtà non riusciamo a vedere granché, quindi ripariamo verso l’unico ristorante che troviamo aperto.
Giorno 3
Rocky Mountains National Park
Dopo qualche preoccupazione (infondata) per l’ingresso al parco della sera precedente, ci alziamo presto per varcare i cancelli prima del presunto obbligo di prenotazione. Devo dire che non abbiamo ancora capito se davvero servisse oppure no, ma noi non abbiamo avuto alcun problema ad entrare e a percorrere la strade che volevamo.
Ancora prima di entrare nel parco, ancora in paese a dire la verità ci hanno attraversato la strada due giovani alci: buon segno.

Le viste sono spettacolari fin dall’inizio del parco, dai prati tranquilli dove fare pic nic al bordo di ruscelli gorgoglianti a enormi vallate.

Abbiamo percorso tutta la famosa Trail Ridge Road e dal caldo afoso del giorno prima, ci siamo ritrovati a battere i denti dal freddo per il vento gelido e a vedere la neve poco distante da noi. Se fate questa strada, tenete le giacche pesanti a portata di mano.

In alcuni punti, come il Forest Canyon Overlook, il vento è fortissimo. Il Fall River Pass, dove la strada scollina, è alto 3595 metri. Si avete letto bene. A oltre 3500 metri si arriva in macchina e c’è un comodo parcheggio per andare al Visitor Center e allo store. Per noi italiani quelle altezze sono raggiungibili solamente con funivie o peggio corde e pizzozze: la Marmolada è alta 3343 metri, per dire…

Il Passo non è solamente il punto con l’altitudine più elevata che abbiamo toccato in Colorado, ma è anche il punto più a nord. Qui la Trail Ridge Road curva verso sud e noi la seguiamo per iniziare un lento rientro verso il sud ovest degli U.S.A.
Il parco non è certo finito però: ci sono ancora viste mozzafiato.

E curiosità non male.

Infine, prima di lasciare il Rocky Mountains National Park, ci concediamo una passeggiata nei boschi per andare a toccare l’acqua del fiume Colorado, che abbiamo visto come enorme tante altre volte e ritroviamo qui appena nato.

Grand Lake
Poco dopo l’uscita dal Parco, ci imbattiamo in un bel paese in riva al lago, dove decidiamo di pranzare. Ci riserverà una curiosa sorpresa, che abbiamo descritto in questo articolo: Grand Lake, Colorado, e la sorpresa della Cowpoke Parade

Dopo questa sosta molto divertente, proseguiamo verso sud sulla 34, costeggiando Lake Granby e la Arapaho Nationa Forest, sempre in mezzo a montagne e colline bellissime. A Granby prendiamo la 40 e poi a Kremmling la 9, di nuovo verso sud.

Vail
A Silverthorne prendiamo la 70 e dopo poco ci fermiamo a Vail per fare sgranchirci le gambe. Vail è un comprensorio sciistico famoso fin dalle nostre parti perché sede di gare della Coppa del Mondo di Sci. Scopriamo presto che è un posto carino, ma ultra caro. La definirei una Cortina delle Montagne Rocciose, se poco lontano non ci fosse Aspen che potrebbe prendersela.


Scappiamo prima che il parcheggio diventi troppo caro per potercelo permettere.
Grand Junction
Ripartiti da Vail, abbiamo preso la 70 e abbiamo proseguito attraverso verdi vallate seguendo il corso del fiume Colorado. Da segnalare che dalla 70 si vede in lontananza Grand Mesa, la montagna piatta più grande del mondo: cosa è una Mesa, le montagne piatte del paesaggio americano.
Raggiungiamo verso sera la grande spianata dove in mezzo c’è la città di Grand Junction. Una macchia di verde con quela che appezzamento agricolo, specialmente di pesche, in mezzo ad un territorio piuttosto arido, alla congiunzione fra il Colorado e il Gunnison.

Grand Junction ha una via principale costellata di statue. La chiamano Art on the Corner: una delle mostre di sculture all’aperto più antiche e grandi del paese, con oltre 100 opere sparse per Main Street e altre strade del centro.

Ultima segnalazione di giornata, la cena da Tacoparty: tra i migliori tacos mangiati negli States.
Giorno 4
Colorado National Monument
Appena fuori Grand Junction inizia una salita molto ripida che porta al Colorado National Monument che è un parco con delle viste pazzesche su canyon a strapiombo sulla vallata della città.

Il Colorado National Momument non è un Parco Nazionale, ma appunto un Momento Nazionale. Una diversa classificazione, ma la bellezza dei panorami e i colori delle rocce punteggiate dal verde degli arbusti sono davvero spettacolari.

Una curiosità. Mentre eravamo fermi in un point of view sopra uno degli alti canyon, un visitatore americano dall’aria burbera mi ha fatto cenno di avvicinarmi. Un po’ titubante sono andato più vicino. Mi ha indicato un punto verso il fondo che non riuscivo a vedere. Ho vinto la paura che volesse buttarmi di sotto e ho guardato nello strapiombo. C’era un auto accartocciata sulle rocce alcune centinaia di metri più in basso. Il tizio mi ha spiegato ridendo che qualcuno fermo nella nostra stessa piazzola di sosta, non aveva messo il freno a mano qualche anno prima, ma che recuperare l’auto laggiù costava troppo, così era ancora li.
Non ci credete? Eccola.

Un ultimo sguardo alla valle dall’alto prima di ridiscendere e tornare in città.

Breve sosta per pranzo per un bagel da Backstreet Bagel Company e poi si riparte verso sud, seguendo a ritroso il corso del Gunnison.
Black Canyon of the Gunnison
Avevamo visto qualche informazione su questo canyon un po’ distrattamente e non ci aspettavamo granché, invece si è rivelato una sosta notevolissima e piacevolmente poco frequentata.

Il Canyon non è esteso come il Grand Canyon, ma le pareti sono praticamente verticali e l’altezza della gola è davvero incredibile, assolutamente impossibile da rendere in fotografia.
Nei punti più alti, la gola raggiunge una profondità di oltre 800 metri e in alcuni punti è stretta poco più di 10 metri: un vero spettacolo della natura.
Grande effetto poi le rocce striate da venature di diversi colori.

Essendo un parco poco frequentato, non ci sono molte attrezzature. Non abbiamo visto un visitor center aperto e in alcuni punti le misure di sicurezza per non finire di sotto sono costituite da piccole catenelle. Le terrazze panoramiche però sono assolutamente sicure.
Million Dollar Highway
Andiamo ancora a sud, sulla 550. Breve sosta per una foto alla bandiera del Weber Ranch, fra le cittadine storiche di Ridgway e Ouray.

Poi ci inerpichiamo per la mitica Million Dollar Highway, definita una delle strade più pericolose d’America. Perché? Lo avevamo spiegato qui: Million Dollar Highway: tra le montagne del Colorado, sulla strada più pericolosa d’America.

Silverton
Dopo aver scollinato e fatto un po’ di ripida discesa si incontra la vecchia cittadina mineraria di Silverton. Una vera chicca, con la Main Street non asfaltata e le case di legno stile vecchio west.



Due curiosità. La prima. Siamo entrati al Shady Lady Saloon solo per usare il bagno, ma da bravi italiani abbiamo preso una bibita per evitare di sembrare degli scrocconi. La ragazza dietro al bancone e gli altri avventori, tutti puri local, ci guardavano con sospetto, o almeno così ci sembrava. In realtà si sono rivelati più che gentili e la Coca Cola non ce l’ha nemmeno fatta pagare.
La seconda, sulla porta del locale abbiamo visto uno splendido colibrì abbeverarsi a una fontanella.
Anzi tre: l’acqua del torrente che passa nella cittadina ha dei colori assurdi, risultato dell’inquinamento provocato dalle vecchie miniere e che ancora colpisce tutta questa zona.

Lasciata Silverton, sempre seguendo la Highway 550, facciamo uno degli ultimi passi “alpini” del Colorado del nostro viaggio, il bellissimo Molas Pass.
Anche questo punto raggiunge altezze veramente agguardevoli. La foto seguente è scattata a 3325 metri di altitudine.

Durango
Arriviamo per la notte a Durango che purtroppo non è quella della famosa avventura (quella è in Messico). Main street è piuttosto graziosa, sempre molto molto americana, come queste cittadine di provincia sanno essere. Il tempo di visitare una libreria che ha un pianoforte a occupare parte del marciapiede e già scende la sera.

Ceniamo in un posto caldamente consigliato: 11th Street Station. E’ una bella birreria con nel parco vari truck per street food in cui si può scegliere il cibo che si vuole per accompagnare la loro birra. Tutto molto ben organizzato, tutto molto gustoso.

Giorno 5
Mesa Verde
Lasciamo l’Adventure Inn di Durango e andiamo verso ovest lungo la Highway 160: direzione Mesa Verde National Park.
Mesa Verde è un parco decisamente importante, prima che spettacolare, perché si imparano un sacco di cose sulla storia degli odierni Stati Uniti. Diciamo che si è costretti a buttare via un sacco di stereotipi nati da un racconto molto superficiale riguardo ai nativi americani, che ci è sempre stato fatto, non solo dai media, ma anche a scuola.
Mesa Verde è l’unico parco nazionale americano dedicato alla conservazione di opere create dall’uomo, cioè gli antichi pueblo costruiti fra il 600 e il 1300.

Un tempo si credeva che le popolazioni che per secoli hanno abitato questi luoghi fossero misteriosamente estinte pochissimo prima dell’arrivo degli europei. In realtà, intorno al 1300 d.C., nel giro di una o due generazioni, migliaia di persone lasciarono le abitazioni rupestri, sparpagliandosi per vasti territori, mescolandosi con altre tribù e creando molte delle popolazioni i cui nomi sono diventati famosi fino ai giorni nostri.

Nel parco si possono vedere resti di varie epoche, con varie tecniche di costruzione, dalle capanne semi interrate coperte di paglia, alle torri a più piani. Un bell’esempio di come la cultura indigena sia stata molto dinamica per vari secoli. Gli Ancestral Puebloans non sono “finiti”; si sono evoluti. Non è una storia di morte, ma di adattamento e sopravvivenza.
Mesa Verde sfida l’immagine stereotipata dei nativi americani come “popoli nomadi che vivevano solo nelle tende”. Vedere palazzi di tre piani in pietra e malta costruiti a strapiombo dimostra una maestria architettonica superiore a molte città europee dell’epoca.

Mesa Verde è un parco davvero molto istruttivo, che abbiamo visitato in autonomia, ovviamente in auto e con una utilissima audioguida gratuita.
Usciti dal parco, nella Riserva Ute, ci siamo diretti ancora verso sud, per rientrare in New Mexico attraverso la Nazione Navajo. I nostri giorni in Colorado erano finiti, ma ne conserveremo un ricordo indelebile fino alla nostra prossima visita. Speriamo presto!

